Omicidio di Stato

4 03 2008

StrageStatoAltra strage sul lavoro. Questa volta le vittime sono cinque.  Non ci sono parole per esprimere la vergogna.

Parla il Governatore Vendola, su un articolo uscito oggi per Liberazione

Il governatore a Molfetta sul luogo della tragedia. «C’è una responsabilità politica e culturale Si considera il profitto, non la vita degli operai. Ma l’insicurezza è crimine, non un errore umano» 

Vendola: «Lavoro ridotto a vera trincea di guerra» 

Di Angela Mauro 

«C’è una responsabilità politica e culturale ormai di solare evidenza: il lavoro è diventato un’autentica trincea di guerra». Nichi Vendola ci parla al telefono dalla zona industriale di Molfetta, dalla fabbrica dove ieri una «catena di solidarietà tra i lavoratori è diventata catena di morte». Morti in quattro nel tentativo di salvare un loro compagno: la prima vittima che ha chiesto aiuto dall’autocisterna che si apprestava a pulire. Uccisi in cinque dalle esalazioni di zolfo. «Verificare la dinamica dell’incidente, accertare le responsabilità», è la parte «prudente» del ragionamento del governatore della Puglia il quale nota la particolarità della tragedia quando avviene al sud, terra di imprese piccole dove capita, come è successo ieri, che lo stesso proprietario dell’azienda perda la vita con gli altri nel disperato tentativo di soccorso. Ma la prudenza di Vendola lascia subito spazio a coscienti dichiarazioni di «imprudenza», ossia ad un’analisi che di solito passa per “politically incorrect” perchè denuncia le colpe in un dramma che continua a ripetersi all’infinito. «L’insicurezza sul lavoro è un crimine prodotto da una forma specifica del mercato del lavoro».  

E’ ancora vivo il ricordo dei morti della Thyssen, qualche giorno fa altre vittime a Genova, ora Molfetta. Di lavoro si continua a morire, sembra la normalità in Italia…

Provo dolore e rabbia per i lavoratori. Dolore per i familiari, i colleghi e gli amici, rabbia per l’ennesima strage. Troppe le chiacchiere finora sul tema del lavoro, troppa l’inefficacia della politica nell’affrontare il tema. Anche le sollecitazioni del presidente della Repubblica finora sono cadute nel vuoto. C’è una responsabilità politica e culturale ormai di solare evidenza: il lavoro è diventato un’autentica trincea di guerra. La contabilità dei morti e dei feriti viene normalmente affidata alle brevi di cronaca nera e alla ripetitività retorica delle dichiarazioni di indignazione, ma tutto si ferma qui. E’ come se l’insicurezza sul lavoro fosse un problema meteorologico e non un crimine prodotto da una forma specifica del mercato del lavoro e da un processo di svalorizzazione del lavoro che è tornato ad essere merce. La vita e la morte, la fatica e i diritti dei lavoratori sono variabili subordinate della competitività e del profitto. Ogni volta viene proposto un teorema che spiega, chiarisce, specifica, indica l’elemento della distrazione o dell’errore umano. In genere, le imprese, soprattutto le grandi imprese, tendono a dare la colpa agli stessi lavoratori morti, che quindi sono prigionieri non solo di quella violenza irreparabile ma anche della beffa che li accompagna. 

E la politica?

Credo che la politica debba sottrarsi agli arzigogoli giustificazionisti di chi non vuole vedere in faccia il problema. Il problema è che la vita viene tenuta in minor conto rispetto ai diagrammi del profitto. Non viene calcolata. Per questo dobbiamo chiedere a voce alta l’immediata convocazione del consiglio dei ministri per dare seguito ai decreti attuativi sulla sicurezza sul lavoro. 

Ci sono strade praticabili a livello regionale dal punto di vista legislativo?

Abbiamo varato una normativa contro il lavoro nero irregolare, è la più all’avanguardia d’Italia e interviene particolarmente sul fenomeno del caporalato. Stiamo asfaltando la strada ai diritti. 

Nel decalogo di consigli di Confindustria al prossimo governo la sicurezza sul lavoro non è tra le priorità più considerate. Veltroni fa sfoggio di imprenditori vari nelle sue liste. C’è un ponte tra industriali e Pd a danno della sicurezza sul lavoro?

Non entro nel merito delle scelte di questo o quel partito sulle liste. Faccio un mestiere particolare, mi occupo però dei profili programmatici delle forze politiche sulla tutela del diritto alla vita, alla salute e alla dignità di chi lavora. Ai tanti che in queste settimane hanno evocato per spirito di crociata la sacralità della vita in polemica con la legge sull’interruzione di gravidanza, chiedo se abbiano qualche proclama da fare sulla sacralità delle vite operaie violate in Italia. 

Molto spesso queste tragedie sul lavoro si incrociano con altre storie di diritti negati: il riconoscimento delle coppie di fatto.

Non vorrei provocare un ingorgo di argomenti. Ma naturalmente ho notato anch’io la doppia ingiustizia cui è stata sottoposta la compagna di un operaio rimasto vittima alla Thyssen: in qualunque società civile sarebbe chiamata “vedova” benché non legata da vincolo di matrimonio al suo compagno. In qualunque società civile potrebbe godere dei benefici previdenziali, ma certi diritti sembrano minacce in Italia: tanto più in campagna elettorale. 

Cosa può fare la Sinistra sulle morti bianche, tenendo conto che non viaggia in direzione del governo ma più probabilmente verso l’opposizione?

Il lavoro è la grande questione della libertà nel nostro tempo e nel nostro paese. La condizione del lavoro è una questione sociale esplosiva che torna sia per l’insicurezza, che per la precarietà, per i bassi salari. Una grande questione della libertà nel nostro tempo perchè quando si è prigionieri della precarietà si è schiavi della paura sul proprio futuro. Il lavoro è la grande bandiera di libertà che dovremmo prendere in mano costruendo una rete fitta di rapporti, facendo la narrazione del lavoro che è diventato come il carcere: ne parlano quelli che stanno fuori e senza cognizione di causa, mentre la voce operaia è rumore di fondo, brusio fastidioso. E’ giunto il momento di ridare la parola a quelli che stanno dentro: non basta offrire loro un effimero palcoscenico o un microfono per qualche minuto di lamentazione. Bisogna dare loro visibilità vera, voce, dignità.”

Annunci

Azioni

Information

One response

9 05 2008
APG

Omicidio. E’ di questo che si tratta. Nessuna legge che tuteli il lavoratore nel luogo dove si guadagna la sopravvivenza…Bah…Ho raccolto qualche opinione sul mio blog: http://www.nbmodena.org/2008/04/28/sicurezza-e-salute-sui-luoghi-di-lavoro-oggi-la-giornata-mondiale/
Un saluto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: