Berlusconi IV modello Lega: cancellato il ministero della Sanità

9 05 2008

di Frida Nacinovich, su Liberazione

C’è il nuovo governo, non c’è il ministero della Salute. E’ la prima volta che succede. Un tributo pagato alla Lega, una padanizzazione dell’esecutivo – sono ben 10 i ministri che provengono dal “lombardo-veneto” – che si riflette pesantemente sulla sanità pubblica. Sotto giacca e cravatta, il Berlusconi IV indossa una canottiera verde. Medici e sindacati sono preoccupatissimi, dalla funzione pubblica della Cgil e dall’Anaao Assomed (sigla che raggruppa i medici dirigenti) arrivano commenti identici. E due indizi, si sa, fanno quasi una prova. «Il declassamento del ministero della Salute all’interno del ministro del Welfare, unito alla presenza nel governo di uno specifico ministero per il federalismo guidato da Umberto Bossi – avverte il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza – rischia di accentuare le diseguaglianze che già ci sono fra i venti diversi sistemi sanitari regionali». A nome dell’Anaao Assomed, Carlo Lusenti chiede al presidente del Consiglio di «ripristinare il ministero della salute. La sopravvivenza di questo dicastero – spiega – è l’unico modo per garantire al Servizio sanitario nazionale  il suo carattere di unitarietà che abbiamo strenuamente difeso nelle nostre  battaglie contro la devoluzione. In  un paese dove vige il federalismo sanitario  è indispensabile mantenere un organismo che funga da baricentro per assicurare il coordinamento programmatorio e di salvaguardia dei criteri di uniformità assistenziali». Il rischio – ancora più forte di quanto non lo sia oggi – è quello di un’assistenza sanitaria di seria A nelle regioni più ricche o meglio organizzate, ed una di serie B in quelle più povere o peggio organizzate. Dati alla mano, Massimo Cozza parla di un’ancora più accentuata «migrazione sanitaria». Inoltre, da sindacalista, avverte che corre rischi anche il contratto collettivo nazionale del comparto. «C’è bisogno di un ministero della Salute in grado di dare risposte allo stato di sofferenza della categoria – sottolinea il segretario nazionale della Fp Cgil – senza rivalorizzazione professionale, senza contratto e convenzioni dal 2005, senza rivalutazione della indennità di esclusività dal 1999, senza risposte certe per il precariato ». Il segretario nazionale dell’Anaao Assomed non ha dubbi: «Un ministero autonomo garantirebbe una specifica attenzione nei confronti dei molti e urgenti problemi della sanità dei medici ospedalieri». Si fa presto a dire Padania. Il governo ufficiale giura, il governo ombra litiga. Farà anche un po’ ridere, ma questi sono i fatti. Silvio Berlusconi – alle 17,52 – stringe la mano a Giorgio Napolitano e inizia la sua nuova avventura sulla panchina, pardon negli studi di palazzo Chigi. Il Berlusconi VI, se sua emittenza avesse cominciato prima a difendere sul campo le sue televisioni, avrebbe potuto battersi con Giulio Andreotti e Alcide De Gasperi (per altro idolo del Cavaliere), recordman fra i capi di governo della Repubblica. Andreotti VII, De Gasperi VIII. Poco prima delle 18 arriva anche la notizia che Antonio Di Pietro non ci sta a fare l’ombra. L’ex pm è grande, grosso, una buona forchetta e non ci tiene a pesare quanto un’ombra, cioè zero. Non basta. Di Pietro si è sentito discriminato dal leader del Pd: «Veltroni non ci consulta». Resa dei conti all’ombra del Partito democratico? Non proprio. Perché – come osserva il capogruppo dei deputati Pd, Antonello Soro – l’Idv ha voluto restar fuori dal progetto veltroniano. Il dibattito è aperto, non si chiuderà tanto presto. Ma torniamo al Berlusconi IV. Giura il nuovo/vecchio premier, subito dopo giurano i ministri. Davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano passano Berlusconi, i diciassette uomini e le quattro donne della squadra di governo. A cominciare da Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) e Umberto Bossi (Riforme), da Franco Frattini (Esteri) e Giulio Tremonti (Economia). Per tutti, la stessa formula di rito: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione». Della nazione e non della regione, almeno così dovrebbe essere. Si svolge nel Salone delle Feste del Quirinale la cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo. Una cerimonia piuttosto rapida, al termine della quale il governo – il quarto di Silvio Berlusconi – entra nel pieno delle sue funzioni. Tra i ministri più fotografati c’è Umberto Bossi. Il leader del Carroccio non nasconde la sua gioia, stringe mani, sorride, viene abbracciato. E, tanto per sottolineare il suo ruolo, presta una sorta di doppio giuramento: recita la formula, stringe la mano al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, traffica ancora con i fogli, rigira la penna e stringe (è l’unico a farlo) per una seconda volta la mano sia al capo dello Stato che al neopremier. Perché se il Pdl ha vinto le elezioni, la Lega le ha vinte ancora di più. Ricordando la fattoria degli animali di Orwell, per Berlusconi i leghisti sono alleati più uguali degli altri. Dopo il giuramento, Berlusconi e i ministri si mettono in posa per la tradizionale foto di gruppo insieme a Napolitano. È lo scatto che immortala la nascita del Berlusconi IV. Poi Berlusconi si dirige a Palazzo Chigi, tra gli applausi di una piccola rappresentanza del popolo delle libertà assiepata a Piazza Colonna, e accolto, nel cortile interno, dai picchetti d’onore di tutte le armi. Il Cavaliere, dopo aver passato in rassegna i picchetti, sale nello studio del presidente del Consiglio per il consueto passaggio delle consegne con Romano Prodi: passaggio che si formalizza con la consegna della campanella con cui il premier apre e chiude le riunioni del Consiglio dei ministri. Senza il ministro della Sanità, è una delle prime peculiarità del Berlusconi VI che purtroppo non sarà la sola.

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2 responses

9 05 2008
Rino Pruiti

Sia la lista di cui faccio parte (Verdi + IDV) che Rifondazione comunista, avevano chiesto con degli emendamenti al bilancio 2008, di aumentare i soldi per i capitoli relativi ai servizi alla persona, cioè per i nostri concittadini in difficoltà.
L’attuale Giunta/Maggioranza di destra ha preferito ignorare queste richieste preferendo spendere, ad esempio, circa 40.000 per le “luminarie natalizie”.

3 08 2008
antonino

condivido l’unitarieta’ del servizio sanitario nazionale, non condivido i timori su possibilli mal funzionamenti prevedibili per alcune regioni perche’ secondo me il tutto deve essere accompagnato da una chiara legiferazione, con responsabilita’ specifiche in modo da garantire con assoluta certezza il buon funzionamento. Lavorare il piu’ possibile su questo tipo di soluzione credo sia una buona strada. grazie

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