Governo Berlusconi IV: squadra di governo

11 05 2008

di Andrea Collini

Il cosidetto “Governo flash di Berlusconi” ha giurato ormai da quattro giorni. Facciamo una breve analisi di alcuni ministri.

FRANCO FRATTINI – MINISTRO DEGLI ESTERI

Al secondo mandato come Ministro degli Esteri, è uno dei pochi ministri del Governo Berlusconi IV ad avere esperienza. Dal novembre 2004 al maggio 2008 Frattini è stato vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo alla Giustizia, Libertà, e Sicurezza. Proprio dall’Europarlamento è stato censurato : la Sinistra Europea ha infatti proposto una risoluzione, approvata con 306 sì, 86 no e 37 astenuti, sulla libera circolazione delle persone nella Ue, contenente la critica al vicepresidente della commissione Ue Franco Frattini per alcune sue dichiarazioni alla stampa. Frattini aveva infatti dichiarato al “Messaggero”, a seguito dell’assassinio di Giovanna Reggiani, che per rispondere al problema sicurezza quello che «si deve fare è semplice: si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta lì si chiede “tu di che vivi?”. Se quello risponde “non lo so”, lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea. Semplice e senza scampo». Strasburgo aveva deciso che le affermazioni rilasciate alla stampa da Frattini «sono contrarie allo spirito della direttiva» Ue sulla libera circolazione dei cittadini.

ROBERTO MARONI – MINISTERO DELL’INTERNO

53 anni, già Ministro dell’Interno nel Governo Berlusconi I e Ministro del Lavoro nei Governi Berlusconi II e III. È stato condannato in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale. Nel suo precedente ruolo di Ministro del Lavoro ha portato all’approvazione della riforma delle pensione e, sopratutto, all’approvazione della cosidetta Legge Biagi, la Legge 30/2003, che ha portato la precarietà italiana a livelli stellari. Uno degli uomini più vicini al leader leghista Umberto Bossi, è stato indagato dalla Magistratura per vilipendio dell’unità nazionale e accusato di aver causato uno stato di “depressione del sentimento nazionale” tra i propri concittadini a causa della diffusione delle proprie opinioni sull’indipendenza della Padania.

ANGELINO ALFANO – MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Una delle faccie nuove del nuovo Governo. In un video del 2002 (poi acquisito dalla Procura di Palermo) Alfano è ripreso mentre bacia Croce Napoli, boss mafioso di Palma di Montechiaro morto poco tempo dopo, alle nozze della figlia. Alfano ha sostenuto di non sapere chi fosse la persona che stava baciando e di essere stato invitato dallo sposo. A 38 anni è il più giovane Ministro della Giustizia nella storia della Repubblica: ci si chiede se sia abbastanza esperto da acquisire uno dei Ministeri più importanti e difficili da gestire. Considerato uomo di fiducia di Marcello Dell’Utri, a cui non ha fatto mancare le sue dichiarazioni di solidarietà a Marcello Dell’Utri dopo la condanna in primo grado concorso in associazione mafiosa: «si sono costruiti teoremi per condannare Dell’Utri ma il risultato è che oggi abbiamo un’altra prova che la giustizia è malata».

IGNAZIO LA RUSSA – MINISTRO DELLA DIFESA

61 anni, ha alle sue spalle una lunga carriere politica con cinque legislature (XI, XII, XIII, XIV, XV), ma è al suo primo incarico ministeriale. Da giovane era militante del Movimento Sociale Italiano ed è stato uno dei principali forgiatori di Alleanza Nazionale nel 1995. Parlando del saluto romano praticato dal calciatore Di Canio, dichiarò: «E’ ora di piantarla con queste esagerazioni. Ognuno e’ libero di salutare come vuole, non mi pare che quello di Di Canio sia un gesto violento e non c’è nulla di drammatico».

 

GIULIO TREMONTI – MINISTRO DELL’ECONOMIA

Sostenitore del mercantilismo, è il creatore della cosidetta finanza creativa e della proposta, fortunatamente abbandonata, di vendere, per 100 anni, le spiagge italiane a privati, come soluzione ai problemi dei Mezzogiorno. Il fatto di essere fortemente critico verso i condoni, tanto da dichiarare al Corriere della Sera «In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge», non gli impedì, nel corso dei due Governi Berlusconi, di varare diversi condoni fiscali per i quali ricevette molte critiche da parte dell’opposizione nonché una denuncia da parte dell’UE per il condono del 2002. E’ considerato molto vicino alla Lega, oltre che per la sua personale amiciza con Umberto Bossi, per il fatto di essere un sostenitore del federalismo fiscale. Nel 2004 fu costretto alle dimissioni per le critiche con la maggioranza, in particolare da Gianfranco Fini che denunciò dei “conti truccati” nell’ultima finanziaria, relativi alla differenza di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni effettivamente ottenute, che Tremonti addusse a ragioni contabili. Ha dichiarato che «l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa si farà (questa volta, aggiungerei io), senza gravare sulle casse dei Comuni»: attendiamo di vedere come.

 

CLAUDIO SCAJOLA – MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Ministro dell’Interno nel 2001, si trova ad affrontare il dopo 11 settembre, gli arresti dei poliziotti di Napoli e, sopratutto, il G8 di Genova. Nel febbraio 2002 dichiarò in relazione all’organizzazione del G8 di avere autorizzato ad aprire il fuoco in caso di ingresso dei manifestanti nella zona rossa (“…Fui costretto a dare ordine di sparare…”), affermazione molto contestata e poi ritrattata dallo stesso Scajola. Nel 2002 Scajola finì al centro di polemiche poiché il ministero da lui diretto aveva tolto la scorta a Marco Biagi nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. La polemica, che sfociò nelle sue dimissioni, fu alimentata dalle dichiarazioni di Scajola: durante una sua visita ufficiale a Cipro, quando i giornalisti gli fanno presente che Biagi era comunque una figura centrale nel dialogo sociale – protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare, della Cisl, della Confindustria – affermò: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza». Nella sua nuova veste ministeriale ha dichiarato a “La Stampa” di volere il reintrodurre il nucleare in Italia, ignorando completamente il Referendum abrogativo del 1987.

ALTERO MATTEOLI – MINISTRO PER LE INFRASTRUTTURE
Nel precedente ruolo di Ministro dell’Ambiente il risultato in Italia è stato evidente: proprio durante il suo mandato ha cominciato ad aggravarsi l’emergenza rifiuti in Meridione, i parametri previsti dal protocollo di Kyoto non sono non sono stati raggiunti, ma ci siamo addirittura allontanati (per esempio, stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente si è passati in Italia da 434 milioni di tonnellate di CO2 nel 2000 a 457 nel 2003), numerosi commissariamenti dei parchi dovuti, secondo il direttore di Legambiente, “all’incapacità di dialogo con gli enti locali”, emergenze smog ogni settimana, tagliati fondi e progetti di Regioni e Comuni su difesa del suolo e qualità dell’aria, reintroduzione del nucleare, la cancellazione dei reati ambientali. Nel suo nuovo incarico di Ministro per le Infrastrutture ha annunciato a “Il Giornale” che «Il Ponte sullo Stretto va rimesso in moto».

LUCA ZAIA – MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
Leghista, alla sua prima legislatura, è stato tra le altre cose presidente della provincia di Treviso dal giugno 1997 all’aprile 2005, dove ha incentrato il suo mandato sulla sicurezze stradale, facendo mettere in mezzo alle rotatorie i rottami delle auto incidentate e dichiarando «La patente non è un diritto, non la si può dare a una persona inaffidabile. Perché la patente sì e il porto d’armi no? Un’auto può diventare un’arma!», salvo poi farsi trovare a 193 km all’ora in autostrada: 407 euro di multa e la patente ritirata. Sì all’esame di italiano «prima di ammettere alunni stranieri nelle classi dei nostri bambini», ai controlli sanitari alle frontiere, al test del Dna per i ricongiungimenti familiari, ai cani antidroga davanti alle scuole con test obbligatori «per studenti, insegnanti e politici», al «test di conoscenza della storia e della cultura del nostro paese» prima di concedere «dopo almeno dieci anni» la cittadinanza. Il Corriere della Sera sfodera diversi archivi su di lui: il benvenuto al vertice di Codevigo ai ministri dell’Agricoltura del-l’Est Europa – «colgo l’occasione per parlare dell’imbarazzante presenza nella Comunità europea di Romania e Bulgaria» -, i fischi all’inno – «parte Mameli e ti vengono in mente Napolitano, Prodi, Marini, Bertinotti e tutta quella roba lì» -, il saluto al presidente della Repubblica con avvertimento incorporato: «Stringendogli la mano gli dicevo “guardi che il Nord ha le palle piene”».

STEFANIA PRESTIGIACONO – MINISTRO DELL’AMBIENTE
Nonostante la sua giovane età, 41 anni, è già alla sua quinta legislatura (XII, XIII, XIV, XV, XVI). Nel 2001, come Ministro per le Pari oppurtunità nel Governo Berlusconi II, tenta inutilmente di far approvare una legge sulle quota rosa alle elezioni. Sostenitrice del nucleare, la cui ripresa è «uno dei punti qualificanti del programma del Popolo delle Libertà». Tra gli altri progetti in cantiere la realizzazione di rigassificatori ed il «carbone pulito». In una lettera del 2005 all’allora Ministro della Salute, Francesco Storace, scrive: «La legge 194 ha rappresentato e rappresenta una conquista di civiltà per le donne che sono state sottratte alla tragedia degli aborti clandestini e che, come sai, è stata ribadita dalla volontà popolare con un referendum che ha visto la stragrande maggioranza degli italiani e delle italiane (27 milioni, oltre l’88% dei votanti) pronunciarsi contro la proposta di abrogazione della legge»: speriamo che, in mezzo a tanti compagni di partito avversi alla legge 194, non cambi idea. Interessante il dialogo con Marco Travaglio ad Annozero – Rai 2 – il 07/02/2008: «Io posso garantire che noi non candideremo persone con sentenza passata in giudicato» «Allora non candiderete Dell’Utri…» – chiede Travaglio – «Non lo so e comunque Dell’Utri gode della mia stima e per me non è un mafioso». Risulta utile ricordare che Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato candidato ed eletto per il Popolo delle Libertà.

UMBERTO BOSSI – MINISTRO PER LE RIFORME
Torna al Ministero delle Riforme dopo il Governo Berlusconi II uno statista che mostra il suo attaccamento alla Repubblica con frasi come «Il tricolore lo uso per pulirmi il culo», che gli hanno valso anno e quattro mesi di reclusione per vilipendio alla bandiera italiana. Creatore della Lega Nord, accanito secessionista, il 29 Aprile 2008 Bossi ha dichiarato «Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi». Nonostante abbia affermato «La Fininvest è nata da Cosa Nostra» e, riferendosi a Berlusconi, «Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso», oggi non ha problemi a sedere affianco a chi nel 1994-95 accusava di collusioni mafiose.

ELIO VITO – MINISTRO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO
47 Anni, è alla sua sesta legislatura (XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI), le prime due passate nel Partito Radicale protestando e facendo scioperi della fame per l’obiezione di coscienza e l’aborto salvo poi rimangiarsi tutto. Condannato a due anni di reclusione per 22 episodi di corruzione, ha fatto parte della Commissione Parlamentare Antimafia.
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