La Chiesa Cattolica e l’aborto

12 05 2008

di Andrea Collini

“L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze”. Questa la dichiarazione odierna di Benedetto XVI.

Ma come si è formata l’opinione ecclesiastica su questo argomento?

Per comprenderlo penso sia utile fare una breve introduzione. Come tutti sapete base fondamentale per il pensiero cattolico è l’Esegesi Biblica, ovvero l’interpretazione critica del testo biblico, che la Chiesa considera opera divina e come tale perfetto in tutte le sue componenti.
La Bibbia è stata scritta in un periodo complessivo che parte da circa 250 anni prima della nascita di Cristo a cento o duecento anni dopo la sua morte. È inutile dire che a quell’epoca la donna era considerata del tutto inferiore all’uomo, e la Bibbia non fa altro che riflettere questa convinzione: per citarne qualche passo, si legge nella Prima lettera ai Corinzi, Cap. 11 versi 3, 7 e 10: “capo della donna è l’uomo” perchè “l’uomo è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; nè l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo“. In particolare, “l’uomo non deve coprirsi il capo“, ma “la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza“. Qualche paragrafo dopo, al Cap. 14, versetti 34-35 si ribadisce: “le donne nelle assemblee tacciano” e “stiano sottomesse“:”Se vogliono imparare qualcosa, interroghino a casa i loro mariti“.

Queste sono solo due delle numerose affermazioni che risaltano ad una lettura attenta della Bibbia. Recentemente qualcuno, parlando della crescente ondata di anti-politica in Italia, ha detto che sono i partiti stessi a fare l’anti-politica. Parto da questa affermazione per dire che la miglior arma per una battaglia laica è la Bibbia stessa: vi si trovano al suo interno persecuzioni razziali, discriminazioni di ogni genere, stermini, truffe, incesti… insomma i crimini più svariati. Pensate che Piergiorgio Odifreddi, matematico di fama internazionale, ha contato le vittime ascrivibili al buon Jahvè passando per le varie stragi narrate all’interno della Bibbia, ed il risultato finale, salvo errori ed omissioni, è di 770.359 vittime: niente male per un testo sacro.

Ma torniamo all’argomento donna: la paura dell’influenza femminile è arrivata al punto dal dover imporre ai sacerdoti cattolici il celibato, nonostante molti apostoli e persino Pietro, primo papa, è assodato fossero sposati (tant’è che la suocera di Pietro fu curata dallo stesso Gesù). Norme di castità sessuale vennero imposte al clero a partire dal quarto secolo d.C., ma questo non impedì ai preti di continuare ad essere mariti, amanti e padri: tra i papi del primo millennio una dozzina erano figli di sacerdoti e quattro, tra cui Innocenzo I e Giovanni XI, addirittura di altri papi.

Questa alienazione dalla donna è d’altronde tipica solo del Cattolicesimo: Protestanti e Ortodossi permettono il matrimonio di preti e vescovi, tant’è che Calvino e Lutero erano sposati, gli Anglicani hanno vescovi femmine dal 1989 e l’Associazione Universalista Unitaria è la prima chiesa in cui il clero femminile supera quello maschile.
Questa discriminazione nei confronti della donna è ancora più evidente quando si parla di sacerdozio femminile.
Tralatro, permettemi questo breve escursus, sembra che nell’853 una donna sia arrivata ad assumere il ruolo di Papa col nome di Giovanni VIII: la sua esistenza verrà poi cancellata dalla memoria dal suo successore Benedetto III ed il suo nome assegnato ad un altro papa perché, dopo una caduta da cavallo, partorì prematuramente il figlio di un suo amante e fu linciata dalla folla.

Nel 1970, quindi poco dopo la Primavera di Praga del ’68, la Chiesa Clandestina Cecoslovacca si ritenne costretta ad ordinare segretamente alcune donne, oltre ad alcuni uomini sposati. Qualche anno dopo Paolo VI incaricò la Commissione Biblica Vaticana di studiare il problema del sacerdozio femminile: essa stabilì all’unanimità che “permettere il sacerdozio femminile non trasgredirebbe il piano di Cristo”. Ma, nonostante questo, Paolo VI, come aveva già fatto per gli anticoncezionali, decise di ignorare le conclusioni della Commissione, stabilendo che “La Chiesa, fedele all’esempio del Signore, non si considera autorizzata ad ammettere le donne all’ordinazione sacerdotale”.
Ma come si comportò la Chiesa con i sacerdoti sposati e le sacerdotesse cecoslovacche di cui abbiamo parlato poco fa? A conferma di come la Chiesa applichi il principio sacro di due pesi due misure, dopo la Rivoluzione di Velluto scomunicò le sacerdotesse, che erano tutte nubili, e confermò i sacerdoti sposati. Mistero della fede.

È in questo contesto che si forma l’accanimento antiabortista cattolico. Il Catechismo afferma che “l’essere umano, fin dal suo concepimento, va rispettato e protetto in modo assoluto e nella sua integrità”.
Ma a cosa si ispira il clero cattolico per affermare ciò? Ad uno sperduto versetto dei 150 Salmi dell’Antico Testamento, precisamente il versetto 16 del salmo 138, ove si pretende che si parli dell’embrione umano, che naturalmente al tempo non era un concetto scientifico conosciuto. Inutile poi sottolineare l’assurdità di pretendere di basare la propria opinione su una questione importante e attuale come l’aborto (e altri casi del genere) su un versetto scritto più di 2000 anni fa e interpretabile in numerosissimi altri modi.
Benedetto XVI il 22 febbraio 2006, in un congresso sul tema dell’embrione umano afferma che “il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla fine naturale” per tentare di rendere unanime e omni tempore la visione assolutamente antiabortista della Chiesa. Dichiarazione però facilmente smentibile ricordando che ancora al tempo di Agostino molti vescovi consideravano l’aborto lecito fino al terzo mese, mentre san Tommaso d’Aquino riteneva che un feto diviene un essere umano dopo 40 giorni (se maschile) oppure 80 (se femminile), e che solo gli esseri umani hanno l’anima, mentre il feto non la possiede.
E’ curioso inoltre notare come la Chiesa si contraddica da sola, ostinandosi a rifiutare il battesimo dei bambini nati morti, che, oltre ad un gesto umano, sarebbe in linea con la sua scuola di pensiero sul considerare il feto un essere umano in tutti i sensi.

Il pericoloso estremismo cattolico antiabortista vive di episodi. Nel 1997 l’assessore regionale piemontese alla Sanità autorizza un’associazione antiabortista di Novara ad organizzare un macabro «funerale dei feti», ogni fine mese.

Il 16 dicembre 1999 il giudice tutelare, sotto le pressioni della stampa e delle gerarchie cattoliche che ne hanno fatto un caso nazionale, decide di revocare la decisione precedentemente presa dal tutore di far abortire una tredicenne psicolabile violentata dal padre.

Nell’aprile 2000 in una scuola di Bolzano una professoressa di religione porta in classe dei feti di plastica, in presenza di esponenti di un’organizzazione antiabortista, costringendo le alunne a giurare sulla loro castità presente e futura.

Anche all’estero il panorama non è più gratificante. Nel febbraio 2003, in Nicaragua, una bambina di nove anni, stuprata e rimasta incinta, ha potuto essere sottoposta a interruzione di gravidanza solo segretamente: l’arcivescovo di Managua ha prima premuto perché portasse avanti la gravidanza e in seguito per scomunicare i medici abortisti, chiedendone inoltre l’incarcerazione.

Nel 2006, in Colombia, un’undicenne stuprata è stata sottoposta ad aborto in seguito a un provvedimento della Corte Costituzionale. Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio Consiglio per la Famiglia, ha immediatamente ricordato in un’intervista che l’articolo 1398 del Codice di diritto canonico stabilisce che qualsiasi persona che pratichi l’aborto, o sia complice in esso, è automaticamente scomunicata.

Per esigenze di tempo ho riportato solo alcuni episodi ma, credetemi, la lista di cronache di questo genere è veramente lunga.

In Polonia, il governo filo-papale ha nuovamente limitato l’interruzione di gravidanza. In Germania il Vaticano è intervenuto per vietare ai consultori cattolici il rilascio del certificato necessario per legge per abortire.

È evidente che quando si parla di aborto l’interventismo vaticano tocca l’apice. Non è un caso che la legge 194 fu approvata in un momento di transizione e di relativa debolezza del Vaticano (Paolo VI, molto malato, sarebbe morto dopo poche settimane). Non è un caso che la pillola RU-486, uno steroide sintetico per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza che non richiede l’ospedalizzazione della donna né interventi chirurgici, è commercializzato negli Stati Uniti e in tutti i paesi della Comunità Europea ad eccezione di Italia, Irlanda e Portogallo. Eppure, persino in Tunisia, uno dei paesi considerato sede dell’integralismo islamico, è utilizzato senza problemi. Non è un caso che nella regione Lazio, sede del Vaticano e quindi dove la sua influenza è maggiore, e la regione Lombardia, divenuta simbolo del pensiero cattolico, la percentuale dei medici che pratica l’obiezione di coscienza è la più alta d’Italia, arrivando al 78%. E siccome sono ateo, e non credo alle casualità, non penso neanche che sia un caso che la proposta di rianimare i feti venga proprio dalle università romane.

Concludo facendo mio ciò che scrisse nel 1960 un pedagogista scozzese di nome Alexander Neill: “Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità“.

 

PS: Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro “Perchè non possiamo essere Cristiani“, di Piergiorgio Odifreddi, da cui ho tratto parecchi spunti per l’intervento. Anche la lettura del sito dell’UAAR, sempre attento su queste questioni, può risultare utile.

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20 responses

17 05 2008
Antonio Trimboli

Caro Andrea, è notevole il tuo tentativo di sintetizzare il pensiero della Chiesa Cattolica sul tema della donna e sulla questione aborto mixsando in tre pagine del tuo intervento duemila e passa anni di storia del cristianesimo. Mi sembra veramente molto riduttivo. Apprezzo sinceramente il tuo tentativo di capire ed approfondire questi temi così fondamentali. Non demordere e vai fino in fondo nelle questioni, libero da pregiudizi. Soprattutto quelle che più ci interrogano come uomini. Il tema aborto pone un interrogativo fondamentale a tutti noi: quell’embrione appena concepito, piccolo meno di una punta di spillo, è una vita o no? E’ una domanda che dobbiamo porci come uomini razionali prima ancora che come credenti o atei come tu ti definisci. Se non è una vita allora potremmo ipotizzare di fare quello che più ci aggrada. Ma se è una vita, seppur piccola, allora ci pone degli interrogativi non facilmente liquidabili. Con simpatia. A. Trimboli

17 05 2008
rifondazionebuccinasco

Salve Trimboli,
leggo con piacere il Suo intervento, constatando che, a differenza di altre persone appartenenti al Suo stesso movimento, si interessa ed interroga sulla questione dell’aborto, senza prendere alcuni “precetti” come assiomi.
Credo che i principi cristiani, quali la carità, l’uguaglianza, il perdono, siano assolutamente ammirabili, ma raramente applicati, e per questo viziati in alcuni aspetti.
Perchè la donna dev’essere in qualche modo inferiore all’uomo? Ricordo che affermazioni del genere purtroppo non appartengono al passato e sono dolorosamente attuali: Papa Giovanni Paolo II ha giustificato il continuo trattamento riservato dalla Chiesa Cattolica Romana alle donne come cittadine di classe inferiore con l’affermazione che “Maria, la madre di Dio, non si trovava tra gli apostoli durante l’ultima cena”.
Penso che un tema importante come è l’aborto non debba essere attaccato in modo tanto pesante da un’autorità morale quale è la Chiesa Cattolica. Non è un argomento di loro competenza e non dovrebbero quindi “indirizzare” l’opinione pubblica e, sopratutto, politica verso una direzione o l’altra.
E, personalmente, mi sento di aggiungere: se anche fosse loro competenza, visti i dati statistici e scientifici mondiali (e in Italia in particolare) assolutamente a favore dell’aborto (aborti in netta diminuzione da quando è stata approvata la legge 194, interventi eseguiti in ambienti clinici, ecc…), non sarebbe comunque da difendere questa legge? Lo stesso Joseph Ratzinger, nel 2005, affermò che “al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica…”.
Con affetto,
Andrea Collini

19 05 2008
Antonio Trimboli

Caro Andrea, fammi un piacere: sii meno formale e dammi del tu. E’ vero che ho molti più anni dei tuoi ma non farmi sentire già un decrepito. Siamo pur sempre colleghi. Veniamo a quanto scrivi.
Vedo che continui a contorcerti in un mare di ragionamenti estrappolando frasi e affermazione dei Papi avulse dal contesto nelle quali sono state usate. Questo non è corretto. Non capisco lo scopo di questo tuo modo di procedere. Ma dove l’hai letto, ad esempio, che Giovanni Paolo II “…ha giustificato il continuo trattamento riservato dalla Chiesa Cattolica Romana alle donne come cittadine di classe inferiore…”? Se vuoi conoscere il pensiero della Chiesa su un particolare tema devi partire almeno dai documenti che la Chiesa propone e farci un lavoro serio di comprensione. Pretendi di giudicare duemila anni storia di cristianesimo partendo da quello che gli altri dicono (Odifreddi) della Chiesa Cattolica. Questo modo di procedere non mi entusiasma molto perchè mantiene il livello del dibattito sull’astratto. Sembriamo i supporter, io del milan e tu dell’inter. Ma cosa me ne frega di sostenere in modo aprioristico delle tesi se non coinvolgono la mia esperienza personale, se non danno risposte a quello che più mi interessa. Questo tuo modo di approciarti di rende più felice? Nel mio primo intervento ponevo una domanda che non può essere elusa. Le domande non bisogna sopprimerle. Anche quando non si hanno risposte le domande restano e dobbiamo lasciare che ci interroghino. Sono andato a vedere chi è Piergiorgio Odifreddi ed ho trovato queste sue affermazioni: « Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno porti dunque il suo contributo, grande o piccino, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello Spirito Umano. »
(Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente) e ancora:
« In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo »
(Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani)

Ma ti sembra, onestamente, che uno che si pone in questi termini sulle domande fondamentali della vita possa risultare particolarmente interessante? Ha una chiusura mentale veramente imbarazzante. Possiamo affermare che la realtà non è fatta solo di matematica?
Preferisco Alexis Carrel, Premio Nobel per la medicina e la fisiologia del 1912, che affermava che: “poca osservazione e molto ragionamento portano all’errore, molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità”.
Caro Andrea riduci i ragionamenti ed incrementa l’osservazione sulla realtà tutta, non parziale. Cordiali saluti. A. Trimboli

PS
Grazie a Dio non sono l’unico che “…si interessa ed interroga sulla questione dell’aborto” Io ho solo risposto alla tua “provocazione”.

19 05 2008
rifondazionebuccinasco

Ciò che dice riguardo all’estrapolare la frase da un contesto è assolutamente giusto: spesso, facendo questa operazione, si lasciano intendere cose che l’autore della citazione in verità non dice. Ma, i brani che ho riportato, sono semplici “testamenti” di come IO PENSO che la Chiesa Cattolica si comporti. A differenza di alcune autorità morali, io non pretendo di essere depositario della verità assoluta: semplicemente io la penso così, e le affermazioni riportate sono solo citazioni che non fanno che confermare ciò che la conoscenza che provo a raggiungere mi ha portato a pensare. Conoscendo il contesto della realtà cattolica, vi ho inserito le citazioni. E, mi creda, essendo appassionato di religioni, non leggo solamente Odifreddi: tra le altre cose, penso di essere uno dei pochi, anche tra i cristiani, ad aver letto la Bibbia dall’inizio alla fine (così come il Corano o il Canone Pali).
Penso invece che lei (anzi tu… scusa, forza dell’abitudine) sbaglia riportando citazioni di un autore, Odifreddi, che, per sua stessa ammissione, non conosce: nel libro infatti scherzava sul fatto che l’etimologia di “cretino” e “cristiano” sia la stessa. E, se si prendesse sul serio la sua frase assolutamente scherzosa, si dovrebbe dedurre che i cretini sono tutti cristiani, non il contrario. Ogni tanto un po di ragionamento serve 🙂
Per rispondere alla tua “critica” sul fatto che non rispondo alla domanda cruciale posta, ovvero se “quell’embrione appena concepito, piccolo meno di una punta di spillo, è una vita o no?”… c’è una risposta oggettiva? No. Infatti, scopo del mio intervento, era semplicemente spiegare come, dal punto di vista ecclesiastico, si sia giunti a questo, dal mio punto di vista, eccessivo e fuori luogo accanimento clericale contro l’aborto, non (come pretende di fare la Chiesa Cattolica) imporre la mia opinione sul fatto che l’embrione sia una Vita Umana oppure no. Io, ovviamente, non penso che lo sia, ma questo è un altro dibatto, anche se sarei comunque felice di affrontarlo.
Grazie per i tuoi interventi,
Saluti,
Andrea Collini

20 05 2008
gaetano

Caro Andrea, riprendo la tua preoccupante frase conclusiva: “Io, ovviamente, non penso che lo sia,….”
Pur certo di non essere certo, trai conclusioni inappellabili. Anche i nazisti erano certi che le persone che mandavano nella camera a gas non erano “vite umane”.
Concludo dicendo che dove le scienza e la tecnica ( e la metematica ) hanno sostituito la religione abbiano il nazismo, il fascismo, il comunismo e la Repubblica Popolare Cinese.

gaetano

20 05 2008
rifondazionebuccinasco

Salve Gaetano,
leggi bene: io non ho mai detto di non esserne certo, ho detto che questa è solo la mia visione e non c’è una visione oggettiva per determinare che essa lo sia oppure no.
Il paragone col nazismo non lo commento neanche, lasciami solo dire che non vedo in quali fasi del nazismo/fascismo/comunismo la scienza abbia sostituito la religione, piuttosto ho visto e vedo tutt’oggi paesi in cui la religione ha sostituito la legge dando vita all’estremismo ed oscurato la scienza dando vita all’oscurantismo, di questo ne sono certo.
Saluti,
Andrea Collini

20 05 2008
Antonio Trimboli

Caro Andrea rieccomi e saluti a Gaetano che si è aggiunto alla minuscola comitiva.
Gli argomenti che poni sono veramenti tanti. Come si suol dire: tanta carne al fuoco. Preciso che sulla citazione di Odifreddi, confermo che non ho letto nulla.
Sono andato a vedere chi fosse su wikipedia e ho trovato le citazioni, che ho riportato, quale cappello alla presentazione del personaggio. Sono come un biglietto da visita. Non ho estrappolato. Rimane il fatto, lasciando perdere il gioco con le parole “cretino” e “cristiano”, che quando afferma che “Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione…” dichiara una visione ristretta della realtà. Convieni con me che la realtà non è fatta solo di matematica e scienza? La realtà tutta si impone ai nostri occhi e non è solo quella parte che noi decidiamo di riconoscere. Non la facciamo noi la realtà, ce la troviamo.
Ora tu dici, riferito all’embrione, “non penso che sia una vita umana”. E allora che cos’è? Un minerale? Un vegetale? E quando diventa una vita umana? Chi decide quando lo diventa? Sono domande, almeno per me, eneludibili. Ed io sono libero di pensarla come voglio ma le domande, come dicevo nel precedente post, rimangono. La realtà dell’embrione se ne fotte di come la penso io. Lui, l’embrione, c’è! E’ un dato incontrovertibile, scentificamente provato non dalla Chiesa Cattolica ma dalla scienza. Evito di citarti le fonti, sei più bravo di me di cercare e leggere. Ostinarsi a non volerlo riconoscere è una negazione della ragione umana, funzionale a tesi ideologicamente precostituite. Di fatto, volendo sostenere le ragioni dell’aborto, sono costretto a negare la realtà.
Con affetto. Antonio Trimboli

21 05 2008
rifondazionebuccinasco

Salve ancora Trimboli,
Piccola introduzione a quello che sarà il “vero dibattito”: Odifreddi, oltre che osteggiato per la sua visione su tutte le religioni, è anche accusato di “scientismo”, come si dice oggi. Capisci anche tu che quelli a cui, come me, non è stato fatto il dono della fede, non possono che sostenere le tesi della “scienza contro la religione”. Poi ognuno ha una visione personale del mondo, come dice lei, e giustamente: Odifreddi, da scienzato – e matematico in particolare -, vede la matematica come base del mondo. Io, che ho faticato a passare esami di matematica per sette anni della mia vita, un po di meno! Ed è appunto perchè nessuno crea la realtà, ma ce la troviamo, che la scienza è così essenziale: che cos’è la scienza, per esempio la fisica, se non osservazione della realtà?
Per quanto riguarda l’embrione è proprio questa la questione: chi ha il compito di decidere se è una vita oppure no? Nessuno, ognuno se ne fa una opinione personale. Io, personalmente, non considero vita umana un insieme di cellule che per esempio per la prima settimana sono cellule totipotenti, cioè ognuna di esse è un individuo potenziale. Allora quando un gruppo di cellule diventa essere umano? Quando ha percezione sensoriale? Allora dobbiamo spostarci a due-tre mesi dopo il concepimento. E comunque, qualsiasi animale ha percezioni sensoriali, ma se io faccio sopprimere il mio cane nessuno ma accusa di omicidio. Per non parlare della coscienza di se stesso, che si acquisce mesi dopo il parto.
La questione sul fatto che l’embrione sia o non sia essere umano è dunque totalmente filosofica: la Chiesa Cattolica propone una sua visione, il mondo civilizzato ne pronopone un’altra, sta a noi scegliere quale via intraprendere.
La domanda che vorrei ripeterti ora è un’altra: se anche una persona considerasse l’embrione vita umana, visti gli assoluti ed indubbi benefici dell’aborto, non varrebbe comunque la pena salvaguardare una garanzia di tale importanza?
Saluti,
Andrea Collini

24 05 2008
Antonio Trimboli

Ciao Andrea, tu dici: “Capisci anche tu che quelli a cui, come me, non è stato fatto il dono della fede, non possono che sostenere le tesi della “scienza contro la religione”. In questo modo fai un uso riduttivo della ragione: non avendo “fede” non mi resta che attaccarmi alla scienza. Invece è più interessante, credimi, un atteggiamento spalancato verso la realtà tutta dove scienza e fede non sono in contrapposizione ma complementari. E’ proprio questo l’errore che imputo a Odifreddi: una preclusione a priori.

La fede che tu dici di non avere è quella in Cristo e la Sua Chiesa, ma tu, come tutti gli uomini razionali, applichiamo la fede come metodo di conoscenza nella grandissima maggioranza dei casi nel rapporto con la realtà. Lo facciamo in dopo così naturale che non ci accorgiamo neanche.
Anche la scienza e la tecnica sono metodi di conoscenza, ma trovano applicazione nel loro specifico campo. Si rapportano e si usano in relazione all’oggetto specifico che intendo conoscere. Certo che la fisica la uso, come dici tu, per guardare e scoprire ancora di più la realtà, ma in questo caso, si limita alla realtà specifica che attiene la fisica. Se ad esempio incontro una bella ragazza e desidero che si accorga di me, non uso certamente la fisica per conoscerla. Ciò non vuol dire che scienza e tecnica sono di meno rispetto alla fede, ma non sono neanche superiori. Come ho detto prima sono complementari. Non sono quindi “la base del mondo”. Dire così, lo ripeto, è riduttivo ed è come usare i para occhi. Invece la ragione correttamente applicata è spalancare lo sguardo su tutto lasciandosi investire dalla realtà.

Sulla questione embrione ti domandi: “chi ha il compito di decidere se è una vita oppure no?” e rispondi: “Nessuno, ognuno se ne fa una opinione personale” Ma in queste cose così fondamentali le opinioni personali funzionano poco, perchè rimangono in balia di che detiene il potere in quello specifico momento.
Se rinunciamo ad affermare che la persona, dal suo concepimento alla sua morte, è portatore di un valore in se irriducibile, apriamo la possibilità che altri decidano della sua sorte. Sopratutto nelle fasi in cui la persona è più indifesa. L’embrione è certamente una di queste fasi. Questa violenza è sempre attiva in ogni epoca. L’ultima guerra mondiale ha esaltato in modo abberrante questo potere, di pochi, sull’uomo: nazismo e comunismo hanno ritenuto che per costruire un’idea di stato e di società giusta si potesse calpestare il diritto inviolabile della persona. L’abbiamo visto lo stato e la società equa che hanno prodotto.
Quindi la questione non è filosofica è ontologica. La persona è una persona e qualsiasi cosa io cerchi di aggiungere o sottrarre rimane persona con diritti inviolabili. Sta tutta qui la differenza. Per un cristiamo come me ciò deriva dal riconoscimento che la vita è dono di Dio. E’ data. Per un ateo che non riconosce Dio è data comunque. In ogni caso non l’ha fatta lui.

Quindi la tua domanda finale: “…visti gli assoluti ed indubbi benefici dell’aborto, non varrebbe comunque la pena salvaguardare una garanzia di tale importanza?”
Al “beneficio” di una madre che abortisce non rinunciamo al beneficio di una vita che ci chiede di essere protetta. Aiutiamo entrambe le vite.

Saluti e buona domenica. Antonio Trimboli

28 05 2008
David Arboit

Scopro solo ora per caso questa bella discussione. Un tema che mi appassiona parecchio. Inizio dicendovi due parole sulla mia biografia personale perché un sacco di cose fra quelle che avete toccato nel dialogo sono parte della mia storia. Filosofia: sono laureato in filosofia. Scienza: cinque esami a fisica: 2 di analisi matematica, 3 di fisica. Religione: nato in una famiglia di atei praticanti (se può avere senso una cosa del genere) mi sono convertito al cristianesimo in università, a 28 anni conoscendo lì una comunità cristiana. Mi sono convertito al cristianesimo nello stesso momento in cui studiavo la logica di kant e Hegel, di Husserl e di Heidegger, e nello stesso momento in cui studiavo (fra i pochi in Italia insieme a Silvio B.) Carlo Marx, imparando ad apprezzare quasi tutte le sue opere (tre esami) dagli scritti giovanile agli inediti sulla teoria del plusvalore.
Fra le tante cose assai pesanti che avete affrontato nel discorso parto da una collaterale. La filosofia è un’analisi logica dei fondamenti delle scienze e per tutto il Novecento ha criticato radicalmente una idea ingenua di scienza e di scientificità. Questo è uno dei tanti fatti per cui il Novecento è stato un bel secolo. Tutta l’epistemologia contemporanea è ormai concorde nel pensare che le immagini che la scienza crea della realtà non sono rappresentazioni reali, tipo fotografie, ma costruzioni mentali che hanno in qualche modo a che fare con la realtà. Kuhn, Lakatos e Feyerabend hanno detto una parola definitiva sulle visioni ingenue della scienza e della scientificità.
Non si può quindi contrapporre una rappresentazione religiosa del mondo a una rappresentazione scientifica del mondo dicendo che la seconda ha a che fare con la realtà mentre la prima è una pura costruzione mentale. Detto in altro modo ci sono un sacco di cristiani che fanno ricerca scientifica e che sanno perfettamente che cosa significa “rigore scientifico” e non è che quando poi si occupano della loro fede hanno un cedimento psicologico, si danno al sentimentalismo alle impressioni soggettive, vaghe e fumose, e tanto meno si danno a una obbedienza cieca del tipo lo ha detto il papa quindi non si discute, mutismo e rassegnazione. Il cristianesimo può essere affrontato con metodo scientifico, razionale, senza fare sconti, e l’esito di questo percorso, di fatto, è assai vario, non è univocamente diretto all’ateismo. E vivendo oramai da 2 decenni nella Chiesa posso dire che ci sono veramente tanti modi di essere cristiano.
Per quanto riguarda poi la questione dell’embrione non voglio entrare nel merito preciso del problema. Dico solo che viviamo in un mondo in cui la “volontà di potenza” dell’uomo (Nietzsche) è diventata la cultura dominante. Non c’è più nulla di sacro e di inviolabile, mentre forse l’unico valore sacro e inviolabile è la libertà. Questa ideologia della libertà (mi domando come un cristiano possa militare nel Polo o Partito della libertà) come assoluta disponibilità (cioè potere) dell’uomo sul mondo e sulla vita, e sull’altro uomo, a me pare una forma di delirio di onnipotenza estremamente pericoloso, è un nuovo tipo di fascismo: questa cultura liberista e libertaria è la sostanza del fascismo tolto il folclore, perché alla fine rimane solo la forza, il potere e la potenza, per dare un senso (direzione) alla libertà. Mi è rimasto impresso un fatto: c’è un movimento in Olanda che è nato per propagandare la libertà di incesto. Domanda: c’è un limite etico alla volontà di potenza dell’uomo?
Perdonatemi se vi ho annoiato ma amo molto la filosofia e penso che sia il migliore metodo ricerca razionale della verità.

28 05 2008
rifondazionebuccinasco

Ciao David,
benvenuto nella discussione.
Rispondo un po ad entrambi perchè mi pare che la vostra visione di Scienza e Religione sia molto simile (l’alleanza Pd-PdL allora non è un fantasma di noi comunti 🙂 ).
E’ ovvio che quando Religione e Scienza si scontrano non può che “soccombere” la prima, in quanto la Scienza è fatta di una materia più consistente della Religione. Precedenti storici, nonostante le barricate create dai religiosi, ne sono le prove.
“Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che –posto che la mia asserzione non può essere confutata– dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente. ” Bertrand Russel
Fede e Ragione sono, per definizione, agli antipodi. Fede significa credere in qualcosa: dal punto di vista religioso, credere in qualcosa per vocazione, dal punto di vista ateo, credere in qualcosa per abitudine. E’ forse un caso che la quasi totalità di credenti abbia come religione quella dei suoi genitori o dell’ambiente in cui è cresciuto? Ragione invece è credere in qualcosa perchè lo si è osservato e studiato, non perchè lo si è immaginato o sentito dire.
Ciò non esclude che uno scienziato possa essere o no cristiano, musulmano o buddista. Un ingegnere nucleare può essere il primo sostenitore di tutte le dottrine cattoliche finchè non affermano che l’elettrone ha carica positiva. Di conseguenza, un astronomo ai tempi di Galileo, o un ricercatore sulle cellule staminali ai giorni nostri, difficilmente saranno cattolici: quando i dogmi della sua fede si scontrano contro le verità della scienza, si capisce come le due cose siano in opposizione l’una con l’altra.
Ovviamente, come dici te Trimboli, “Anche la scienza e la tecnica sono metodi di conoscenza, ma trovano applicazione nel loro specifico campo”: di certo, se voglio sedurre una bella ragazza non mi metto a spiegargli la teoria delle stringhe o la formula della derivata terza; ma, anche se sono il più fervente cattolico, non le recito neanche il Salmo terzo di Davide. Non sono quelli gli ambiti in cui vanno applicati Scienza e/o Religione.
Andrea Collini

28 05 2008
David Arboit

Caro Andrea
Non credo proprio, per quanto mi riguarda, alla alleanza PD-Pdl, perché credo che l’essere umano abbia più bisogno di liberazione (dalla fame, dalla povertà, dalle malattie e da tutto il male in generale) più che di libertà. Condivido con Antonio la fede cristiana ma ho l’impressione, viste anche le nostre differenti scelte politiche, che se ci mettiamo attorno a un tavolo a discutere qualche divergenza seria forse viene fuori, anche sul modo di essere cristiani.
Tu continui a porre un aut aut fra religione e scienza, come se fossero il bene e il male, come se rispetto alla realtà una dicesse delle falsità e l’altra delle verità, una cercasse delle comode (per i fedeli) o utili (per il clero) menzogne (certezze) e l’altra cercasse invece la verità e quindi fosse sempre aperta alla novità e al diverso. Se fosse vero questo la mia storia personale dovrebbe significare che a un certo punto mi sono un po’ rincoglionito. Il fatto è che a me non è capitato nulla di “strano”: non mi è morta la mamma, né il padre, né la morosa, né il mio migliore amico per cui dovevo cercare di consolarmi con una qualche balla. Sono arrivato alla fede criticando la religione, per via razionale e mantengo rispetto alla esperienza religiosa un atteggiamento razionalista che mi consente di non essere imbrogliato dal clero o dai miei correligionari.
Citavo l’idea degli scienziati cristiani perché secondo me uno che per mestiere cerca la verità scientifica non è uno facile da imbrogliare sul metodo migliore per affrontare un problema e raggiungere un qualche tipo di conclusione seria e degna di questo nome.
La fede è in realtà prima di tutto un’esperienza, un fatto, un fatto che un giorno ti capita e ti si impone e che ti apre, ti spalanca alle vertiginose profondità mistero della vita, non è certo una collezione di principi-certezze, anche se è così che la vivono molti cristiani.
Credo anche di poter affermare che il senso religioso, in quanto profonda e radicale passione per la verità, in quanto apertura alle continue novità che sgorgano dalla ricerca, in quanto passione per un mistero che non si può mai esaurire, anche se miracolosamente può capitare di afferrarne un pezzettino (per un cristiano la genialità non è un attributo, una qualità, di una persona [razza superiore, uomo superiore], è un dono che può capitare a tutti) il senso religioso dicevo è il motore, il cuore, sia della scienza sia della ricerca di Dio.

28 05 2008
rifondazionebuccinasco

Ciao ancora David,
il fatto è che vedo un po di confusione. Come dici bene tu, la Fede è una cosa personale, un credere in qualcosa che va oltre la ragione o la logica.
Facciamo un esempio: chi fa battezzare i propri figli è un creazionista? Per logica dovrebbe essere così: se uno fa battezzare i propri figli è perchè crede nel peccato originale, e se crede nel peccato originale non può sostenere la teoria dell’evoluzione che ci vede discendenti delle scimmie, altrimenti come avremmo potuto, come scimmie, compiere il peccato originale? Questa è una delle tante contraddizioni a cui vanno incontro i cosidetti razionalisti credenti (per quanto in questa definizione io trovi due termini completamente opposti).
Io non ho nulla contro le religioni: ognuno è libero di interrogarsi sulla vita, sulla proprio esistenza e sul mistico e trovare le risposte che più gli si addicono.
Ma proprio perchè la Religione è una cosa personale e non razionale, non permetto ad una credenza di interferire nella vita politica del mio paese.
Andrea Collini

30 05 2008
Antonio Trimboli

Rieccomi e ben trovato a David. Ragazzi, (si fà per dire, qui l’unico ragazzo è Andrea) siete veramente molto eruditi. Lo dico davvero e spero di non essermi infilato in un ginepraio di discorsi filosofici da non riuscire a venirne più fuori. Vedremo.

Cominciamo con il primo intervento di David che è l’ultimo arrivato. Tutto “fila liscio” fino a quando David non butta lì quella frasettina: “ mi domando come un cristiano possa militare nel Polo o Partito della libertà” Perché senti la necessità di evidenziare una distinzione che contiene un chiaro segno di moralismo? Quelli “bravi” non possono stare nel Popolo della libertà? PERCHE’ NO? Non che io mi reputi “bravo” ma parto dalla convinzione che la libertà (che non è quello di fare ciò che mi piace e quindi “forma di delirio e onnipotenza”) è il più gran dono che Dio ci ha dato. (Andrea non storcere il naso) Quindi David, giochiamocela questa libertà negli ambiti che più ci corrispondono senza sentire il bisogno di marcare che il mio è migliore del tuo.
David, in politica ti corrisponde di più e meglio il PD? EVVIVA IL PD, EVVIVA RIFONDAZIONE COMUNISTA, EVVIVA IL POPOLO DELLA LIBERTA’

Nel secondo intervento le cose peggiorano (sto scherzando). Dire che: “l’essere umano abbia più bisogno di liberazione (dalla fame, dalla povertà, dalle malattie e da tutto il male in generale) più che di libertà”. Io credo invece che l’essere umano (tutti, ricchi e poveri) abbia bisogno di liberazione! Una liberazione integrale che soddisfi tutto il desiderio di felicità dell’uomo. Infatti le nostre società opulente sono di fatto meno felici ed i ragazzi che hanno tutto manifestano maggiori disagi dei loro coetanei che hanno molto meno.
Certamente, noi che viviamo con più agio abbiamo maggiori responsabilità verso coloro che vivono in condizioni di maggiori difficoltà.
Quindi il male, nel senso più generale, sarà sempre con noi. E’ una condizione che ci portiamo come un fardello ed è un’utopia pensare di debellarlo. Per questo Cristo si è reso incontrabile perché da soli ci è impossibile. Il comunismo, Andrea, è proprio questa utopia eretta a sistema che crede di debellare il male con le sole forze dell’uomo, facendo a meno di Dio. La giustizia sociale, come scopo di tutto, ha prodotto il sistema più ingiusto che la storia ricordi.

Ed ora veniamo ad Andrea. Precisiamo subito una cosa. Con le ragazze non funzionano ne le teorie scientifiche ne la recita dei salmi. Su questo siamo d’accordo! Ma se decido di regalare dei fiori perché mi interessa proprio questa ragazza, di fatto attivo tutto me stesso: ragione, cuore, sentimento, passione…Non dormo di notte nella speranza di ricevere uno sguardo. E mi interessa molto di più questo desiderio di sguardo che la teiera tra la terra e marte. Anche se riuscissi a dimostrare l’esistenza della teiera, bramerei di incrociare suoi occhi.
Altra questione:
Questa dicotomia, Fede e Ragione, in realtà non esiste perché l’uomo è fatto di molto di più di questa banale è superficiale distinzione.
La tua definizione di Fede e di Ragione “Fede significa credere in qualcosa: dal punto di vista religioso…” “Ragione invece è credere in qualcosa perchè lo si è osservato e studiato, non perchè lo si è immaginato o sentito dire” sono entrambe sbagliate. O meglio, la prima è sbagliata la seconda è estremamente riduttiva. Ci torneremo sull’argomento. Ciao a tutti e due. Antonio Trimboli

1 06 2008
davidarboit

Ciao ragazzi,
Ad Antonio dico che siamo ragazzi perché di queste cose si parla da ragazzi. Credo proprio che non sia un caso che ad Andrea stiano a cuore queste cose e in questi termini. È da giovani che si affrontano questi temi un po’ alti, quasi stratosferici, con passione; da giovani si cammina a testa alta, qualche volta guardando il cielo (e per questo si va a sbattere); invecchiando ci si ingobbisce, si guarda a terra, si diventa realisti e così ci si incurva così tanto che si finisce per vedere la punta dei propri piedi e il fazzoletto di terra che li circonda. A questo punto si è vecchi.
Confesso che la piccola polemica politica sul Partito della Libertà non era all’altezza del tema ed era fuori luogo. Il diavolo ci ha messo la coda, chiedo perdono.
Ad Andrea dico che teoria dell’evoluzione e cristianesimo cattolico o protestante che sia non sono in contraddizione. C’è chi vuole utilizzare la teoria della evoluzione per “dimostrare” l’assurdità della fede e del credere in Dio, ma questa è un’impresa scientificamente molto sciocca. Ancora più stupida è la reazione che questa sciocca impresa suscita nei cristiani: tentare di demolire la teoria dell’evoluzione o di abolirla dagli studi perché falsa. Tutto questo meccanismo culturale è a dir poco demenziale e ideologico nel senso più deteriore del termine, e non è un caso che trovi il suo massimo splendore fuori dall’Europa in Paesi tecnicamente evoluti ma culturalmente primitivi. Mi sono fatto spiegare l’evoluzione da un mio cugino che insegna e studia biologia molecolare e ti garantisco che, se la si comprende in modo non superfiale, non è in contraddizione con la dottrina cristiana, cioè, per esempio, non sposta di una virgola la questione fondamentale del cristianesimo, che si concentra nella domanda: chi è Gesù Cristo?
Un testo divulgativo ma un po’ difficile che tratta in modo interessante l’idea di evoluzione applicata alla cosmologia, cioè della creazione, e il seguente: Lee Smolin, La vita del cosmo, Einaudi. Smolin insegna fisica all’università di Pennsylvania, è uno dei massimi esperti mondiali di relatività e di meccanica quantistica e per quel che so è ateo. È una buona lettura per l’estate.
Ciao ragazzi!

1 06 2008
Antonio Trimboli

David, sono d’accordo:lasciamo la politica fuori. Da “politici impegnati” quali siamo non ci manca di certo. Dire questo sul blog di rifondazione comunista è sacrilego, speriamo che non ci cancellino.

Ciao Antonio

PS Andrea e David mi fate avere le vostre email?

2 06 2008
davidarboit

Caro Antonio, lasciamo certamente fuori un certo tipo di politica, chiamiamola la politica della polemica gratuita, la politica della visibilità personale ecc., in somma quella politica che tradisce il senso nobile di questa parola. Ma sarei tentato di dire che ogni gesto umano è ontologicamente politico in quanto può essere orientato al bene comune, oppure no. Ama il prossimo tuo come te stesso non è forse un’affermazione politica nel senso più nobile del termine? Mi pare sia stato Paolo VI, ripreso da G.P. II, a dire che la politica è la forma più alta della carità.
È quindi sicuramente fare politica, indagare le basi culturali della politica, affrontare questioni di antropologia come quelle di cui stiamo parlando qui, perché è solo partendo da una chiarimento su come una persona può essere veramente e completamente “persona” che si potrà avere della buona politica.
Domandiamoci, per esempio, a chi un politico deve rendere conto delle sue decisioni e dei suoi comportamenti: al partito? Al gruppo di potere clientelare che serve e che gli serve? Al popolo? Prendiamo l’ipotesi più nobile fra le precedenti alternative: il popolo è certamente sovrano, ma lo stesso popolo che grida “osanna” quando Gesù entra in Gerusalemme pochi giorni dopo grida “crocifiggilo”. Quante volte noi cristiani, uomini che appartengono al popolo di Dio, ci siamo trovati in mezzo a una folla che gridava crocifiggilo indicando un povero Cristo, e o non abbiamo fatto niente o abbiamo gridato anche noi crocifiggilo.
La politica, quindi, deve avere un rapporto con la verità, anche se questa parola oggi sembra piuttosto fuori moda. Insomma la buona politica vuole il bene comune e per fare questo deve poter avere una base culturale, una immagine di uomo.
davidarboit@tiscalinet.it

3 06 2008
Antonio Trimboli

Caro David, come non essere d’accordo? Rispetto a quello che dici è come se mettessi il dito su una piaga ed è una piaga che fa male. Emerge tutta la sproporzione di un desiderio buono, di voler fare cose buone, cose che rispondano al bene comune, e la dura realtà in cui sembra che non si riesca ad incidere su niente. Tutto risulta frastagliato e frantumato in mille pezzi e non sai da dove cominciare per rimettere assieme i cocci.
La politica da questo punto di vista può apparire davvero a tanti come la grande opportunità di costruire il bene comune oppure, ad altri, la grande delusione deprimente di non vedere niente realizzarsi di quanto uno desidera.
Ma allora cos’è la POLITICA? Perché si fa POLITICA?
Dico tutto ciò, tutta la mia partecipazione a questo dialogo elettronico, non come analisi filosofica del mio essere impegnato in politica, (veramente no ne sarei capace e ti farei perdere tempo) ma partendo da un’esperienza personale. Io credo che non si possa prescindere dalla propria storia e soprattutto dall’esperienza che uno fa.

Torniamo alla domanda. Penso che tutti ci agitiamo per un bisogno inalienabile di felicità. Bisogni fondamentali di risposte ultime, anche se parlare di queste cose a tanti fa sorridere di tristezza dovendo reprimerle ogni volta che queste emergono. Ma queste domande ci sono e nonostante i tentativi di annegarli in ogni e possibile distrazione, vengono sempre a galla.

La politica è una risposta a questo bisogno? Credo proprio di no! Bisogna proprio che ce ne facciamo una ragione: la politica non risponde alle domande ultime dell’uomo eppure viene caricata di questa responsabilità. Ci muoviamo e ci agitiamo come se dovesse rispondere. Anzi ci incazziamo fortemente quando questa non funziona come vorremmo e non soddisfa le aspettative.
Per noi cristiani la risposta si chiama Gesù Cristo e la politica è forma alta, come dicevi tu citando Paolo VI, di carità.

Allora come rapportarsi con il potere che un politico è chiamato a gestire? In nome e per chi si gestisce questo potere?

Tu dici, giustamente, il bene comune, ma credo che dobbiamo poterlo esplicitare con più concretezza evitando che si riduca, seppur carico di buoni propositi, a progetti personalistici lasciati in mano al politico di turno.

In questo ci viene in aiuto la dottrina sociale della Chiesa dove evidenzia e indica come metodo dell’azione politica l’attenzione alle così dette comunità intermedie. Sono queste che esprimono, attraverso la loro vitalità i bisogni da loro stessi percepiti chiedendo risposte alla politica.

Quindi io credo che la politica è innanzitutto servizio. Tenendo presente, con sano realismo, che l’uomo e capace di grandi cose: nobili e meschine allo stesso tempo. E’ sempre un ricominciare senza mai rinunciare ed abbattersi.

Perdona la semplificazione dei concetti. Comunque ci provo. Saluti Antonio

3 06 2008
rifondazionebuccinasco

Perdonate la mia assenza ma per noi universitari è tempo di esami. Appena trovo un buco tornerò attivo nella discussione!

Scrivo giusto per dire ad Antonio che la mia mail la trovi nella sezione contatti, comunque è:
collini.a@libero.it

Saluti a tutti e due,
Andrea Collini

29 06 2008
rifondazionebuccinasco

Rieccomi.
L’aver rivisto oggi in bicicletta David mi ha ricordato questa discussione. Se non risponderò ad eventuali repliche è perchè lunedì prossimo partirò per andare a lavorare a Londra.

Dunque stiamo svariando molto dall’argomento orginario della discussione, cioè il rapporto tra Chiesa Cattolica e l’aborto, ma va bene lo stesso.

Politica… è ovvio che chi fa politica (e non gli affari, come purtroppo capita spesso) lo fa spinto da una sensazione che possiamo definire amore, amore verso il prossimo, verso il bene altrui, verso un mondo migliore. Questo lo accomuna a chi fa religione (anche qua, vanno esclusi purtroppo chi fa affari e non fa religione), ove i principi sono carità, compassione, aiuto. Quindi, per poter aiutare gli altri, l’amore (permettetemi questa semplificazione di termine, ci siamo comunque capiti) è una componente essenziale.

Ma non è l’unica. L’amore deve essere affiancato dalla conoscenza. Entrambe sono componenti necessarie e non sufficienti. Esempi in cui la conoscenza da sola non ha fatto il bene dell’umanità sono lampanti a tutti: tecnologie usate per uccidere, impoverire, fare del male. Ora pensiamo per esempio ai preti medievali: durante le epidemie di peste raccoglievano i fedeli nelle chiese a pregare per la salvezza, sicuramente spinti da una sensazione d’amore, ma così facendo diffondevano ulteriormente l’infezione.

Questi due concetti, amore e conoscenza, purtroppo faticano a coesistere se l’amore è basato su rigide regole religiose.

Io concordo sul fatto che la religione, in tempi remoti e bui, ha aiutato a imporre qualche basilare regola morale, seppur basata su fondamenti diversi dalla ragione. Ma oggi, in società secolarizzate, la religione perde il suo ruolo “moralizzatrice”. Scrisse Heine: “Nelle epoche buie la miglior guida dell’uomo è la religione, così in una notte nera come la pece la miglior guida è un cieco: costui riconosce strade e sentieri meglio di chi vede. Quando arriva il giorno, però, è da sciocchi usare per guida un vecchio cieco”.

Purtroppo tutt’oggi vedo cose assurde, incredibili in qualsiasi società moderna, pratiche antiche fondate su credenze dissolte, che vengono ancora accettate o tollerate perchè qualche religione ne predica l’utilità o la necessità. Penso per esempio all’infibulazione, una cosa atroce che mutila, umilia, e causa enorme rischi e sofferenze alla donna.

Penso anche alle guerre presudoreligiose. Dopo l’11 settembre molti vescovi cattolici americani dichiararono i morti delle Torri Gemelle martiri. Non conta quali peccati abbiano commesso durante la loro vita, per il solo fatto di essere morti da un attacco compiuto da musulmani andranno in Paradiso… non è una cosa che assomiglia un po troppo alle vergini promesse da Al Quaeda agli attentatori? E questo è solo l’ultimo esempio delle tante controversie tra ebrei, cristiani e musulmani.

In conclusione, sopratutto oggi, in società secolarizzate e moderne, le religioni sono più motivi di contrasti, ghettizzazioni, diseguaglianze e discriminazioni che di amore, carità, eguaglianza e compassione, ed inoltre alimentano credenze e superstizioni assolutamente irrazionali se non malefiche per l’umanità.

Saluti,
Andrea Collini

PS: Mi state facendo passare per un cosidetto mangiapreti (beh, in effetti forse un po lo sono)… torno a dire che non ho assolutamente niente contro le religioni esercitate entro la propria autonomia e sfera di attività 🙂

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