Il Nido del Cuculo

14 10 2008

di Giorgio Crepaldi

Mi permetto di usare impropriamente il titolo di un noto Film per cominciare a ragionare in merito ad un problema molto serio, ma che spesso ignoriamo.

Corre voce che la piccola struttura ubicata nel parco di Via Emilia sarà data in concessione ad una Associazione (si parla di Una Associazione di giovani o altra Associazione per attività lavorative).
Se fossero vere queste ipotesi non mi troverebbero contrario. Piuttosto che la struttura rimanga chiusa e inutilizzata e meglio che siano previste queste soluzioni, almeno risponde ad una finalità sociale.
Ma vediamo di capire, il perché era stata ristrutturata dalla precedente Amministrazione del Centrosinistra..
Questa piccola struttura, come molti ricorderanno, erano in origine dei gabinetti che venivano utilizzati nei periodi in cui nel Parco di Via Emilia si facevano le feste,  da quando però, le iniziative all’aperto si spostarono nel parco Spina Azzurra i bagni non erano più stati più utilizzati da moltissimi anni, diventando una struttura degradata .

Il fatto che di fronte ci fosse una struttura ospedaliera gestita  dall’Ospedale S.Carlo (il CRA: un centro di riabilitazione psichiatrico) ci aveva portato a ragionare, con i medici di questo centro, sul possibile destino di questa struttura .

Ma vediamo di ripercorrere la strada e capirne sul perchè siamo arrivati a questa conclusione.
Il disagio psichico  è stato uno degli argomenti che durante il mio mandato ho cercato di seguire con molta attenzione  interloquendo con le strutture sanitarie presenti in zona.
Nel distretto N° 3 di Corsico che comprende : Assago; Buccinasco; Cesano Boscone; Corsico; Cusago  e Trezzano sul Naviglio – sono due le strutture che specificatamente assistono e seguono le persone che hanno problemi legati alla psichiatria, uno è il CPS ( Centro Psicosociale ) e l’altro è il CRA (Centro Riabilitativo Alta Assistenza) entrambi sono afferenti al Centro di salute Mentale dell’ospedale S.Carlo.
I dati che mi erano stati forniti nel 2006, parlavano di un numero di circa 1.100 persone affetti da problemi di carattere psichiatrico presenti nel nostro distretto, problemi legati alla schizofrenia e psicosi, ansia e depressione. Il compito delle strutture ospedaliere è quello di curare i pazienti mentre quello del Servizio Sociale (ASL e Comuni ) dovrebbe essere  quello di favorire percorsi di reinserimento nel  contesto sociale della persona che guarisce.
Dai vari incontri avuti con i medici e psicoterapeuti del S.Carlo, riguardo al processo di reintegrazione, per la quale dovevano collaborare le Amministrazioni comunali, erano emersi principalmente due problemi : uno quello abitativo e l’altro quello dell’inserimento lavorativo.
Le soluzioni che si stavano delineando per trovare soluzioni in ambiti in cui potevano esse svolti dei progetti terapeutici  riabilitativi al fine di promuovere l’autonomia del paziente, prevedevano per entrambi la stretta collaborazione e assistenza infermieristica da parte degli operatori del CPS o del CRA. Quindi le soluzioni migliori sarebbero state quelle di collare gli ex pazienti in strutture lavorative o abitative non troppo  lontane dalle strutture ospedaliere .
Una risposta, in accordo con i responsabili del S.Carlo, che era stata  individuata  per dare una speranza ad alcuni pazienti , soprattutto a persone di giovane età, era stata quella che riguardava il problema occupazionale.

Infatti “Tra i soggetti affetti da disturbi psichici la percentuale di disoccupazione è notevolmente superiore rispetto alla popolazione generale e l’autonomia lavorativa è uno dei principali obiettivi dichiarati dagli utenti dei servizi psichiatrici e dai loro familiari.
Numerose evidenze dimostrano che i programmi di inserimento lavorativo nei soggetti affetti da disturbi psichici gravi hanno un effetto positivo sul piano clinico, sul piano della fiducia e dell’autostima e sul piano sociale ed economico”
(Crowther et al., Helping people with severe mental illness to obtain work: systematic review. British Medical Journal 2001, 322: 204-208).

In Italia, la legge 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha creato uno scenario nuovo e del tutto particolare. L’articolo 11 introduce la possibilità di stipulare convenzioni con il datore di lavoro al fine di favorire l’inserimento lavorativo. I soggetti affetti da disturbi psichici sono assunti solo con progetti mirati, e la preparazione per attuare questi progetti non è ancora patrimonio condiviso.

In linea con gli indirizzi de Piano Regionale per la Salute Mentale 2003-2005, i DSM devono promuovere progetti per favorire l’inserimento lavorativo di soggetti affetti da disturbi psichici.
Le linee strategiche prioritarie di tali Progetti sono:
– promuovere la cultura dell’inserimento lavorativo attraverso iniziative mirate ad approfondire la conoscenza del territorio e far crescere una cultura della riabilitazione rivolta al lavoro;
– promuovere una rete permanente per l’inserimento lavorativo che consenta contatti stabili tra tutti gli attori coinvolti in una data area geografica;
– sperimentare forme di mix pubblico/privato finalizzate a costruire un sistema di welfare comunitario, offrendo sostegno attivo all’offerta di occasioni di inclusione sociale e integrazione lavorativa, sulla base delle rispettive disponibilità economiche e organizzative.

All’interno di questa cornice progettuale, il progetto di un Bar-Chiosco nel parco di Via Emilia diventava una importante risorsa, propedeutica al lavoro vero e proprio. Un luogo in cui l’utenza del CRA avrebbe avuto la possibilità di sperimentarsi in stage osservativi, tirocini lavorativi e borse lavoro. Il progetto ci sembrava credibile e supportato anche dal fatto che nel CRA di Via Emilia erano in cura anche alcuni giovani di Buccinasco per i quali, comunque, il comune avrebbe dovuto collaborare per un loro inserimento lavorativo. E’ stato un tentativo per non lasciare da sole le famiglie che vivevano sulla loro pelle questo problema
Questo, purtroppo, è uno dei progetti per il quale mi rammarico di non essere più Assessore per via del fatto di non aver fatto in tempo a concludere un progetto  a cui mancava solo la firma nella convenzione.
Mi auguro soltanto che il problema che riguarda il disagio psichico non sia abbandonato e dimenticato. E’ un problema al quale i servizi sociali devono prestare molta attenzione e molto impegno per aiutare tutte quelle numerose famiglie che hanno un congiunto che necessita di cure terapeutiche riabilitative e soprattutto per aiutarle a ritrovare la strada per un reinserimento sociale.

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