Storia, (anti)Fascimo e politica (di Sinistra)

23 10 2008

Lettere al Direttore. In merito alla lettera di Fabio Raimondo, i giovani comunisti del corsichese rispondono

Egregio Direttore,

vorremmo rispondere, tramite lo spazio che riterrà di concederci, alle dichiarazioni di Fabio Raimondo pubblicate sul suo sito.

Esistono molte cose importanti nella vita, ma dicerto la più rilevante per chi volesse ritenersi un buon cittadino, è la conoscenza della storia.

Se un popolo ignora le sue radici, se non sappiamo “chi siamo stati”,allora non sappiamo neanche chi siamo oggi e verso qualefuturo vogliamo muoverci.

Il Novecento è stato un secolo di lotte violente fra diversi sistemi: il nazifascismo, il comunismo sovietico e il capitalismo liberale, la più subdola forma dello sfruttamento.

La revisione della storia è parte integrante dell’idea neofascista. Erodoto, chi ha studiato lo sa, revisionava la storia, in modo da renderla divertente al suo pubblico. E nel dipingere lo sterminio nazifascista come una favoletta inventata dagli alleati non vi è nulla di divertente. I latini della vecchia repubblica ci insegnano invece che la storia è maestra di vita, da leggere con occhio critico per non commettere gli stessi errori del passato. 

Per questo motivo, ci sembra molto pericoloso e semplicistico da parte di Raimondo giungere a una conclusione come: “La politica è destinata a diventare storia ma fino a quel momento è bene lasciare la storia agli storici” o “Fascismo e antifascismo sono categorie che preferiamo lasciare al giudizio degli storici”.

La storia parla chiaro: il Fascismo, quel regime populista che andava a braccetto con industriali e Vaticano, è morto nel 1945 insieme alla Repubblica Sociale. Non vi sono stati morti diserie A e morti di serie B: dal punto di vista umano nondevono esserci distinzioni.

Tuttavia, la società civile e la politica non possono mettere sullo stesso piano coloro che sono morti per la libertà e coloro che sono morti negandola.

E’ senz’altro chiaro, a chi non guarda il mondo con gli occhi chiusi, che le idee fasciste non sono morte, e che spesso riemergono pericolosamente ladove c’è ignoranza, degrado, odio.

È fascismo qualsiasi forma di violenza, è fascismo l’oppressione, la prevaricazione el’intolleranza. È fascismo il rifiuto del sistema democratico, indirizzato al dialogo con tutti, in favore di un regime di polizia, finalizzato all’autorità di pochi.

Sono fasciste le scritte egli striscioni trovati recentemente nei nostri comuni, contro le quali siamo scesi in piazza sabato 11 ottobre peraffermare, insieme al responsabile di zona dell’Anpi, Ferruccio Fabbri, che dobbiamo fare di tutto per ricacciare nelle loro fogne questi brutti e loschi figuri.

Essere antifascisti oggi significa riconoscersi inquei valori (uguaglianza, democrazia, rifiuto dellaviolenza come risposta alla paura verso il diverso) propri della Costituzione repubblicana, che tutti i cittadini dovrebbero considerare la loro Bibbia istituzionale.

Il paese tutto non potrà dirsi antifascista sino a quando la festa del 25 Aprile, la commemorazione di Marzabotto e la giornata dellamemoria non saranno appuntamenti partecipati da tutti gli italiani, e non solo da quelli di una precisa parte politica.

Non ci si può definire antifascisti e allo stesso tempo farsi promotori di politiche che hanno l’effetto didiscriminare ed emarginare, invece che di integrare.

Noi siamo fermamente convinti che la politica debba dare risposta ai bisogni e ai problemi che la gente vive quotidianamente, senza con questo strumentalizzarli portando come causa principale l’immigrato, il diverso. Partendo, ad esempio,dagli effetti sulle condizioni di vita di lavoratori causati dalla crisi economica che il nostro paese (e nonsolo) sta attraversando.

La causa del malessere non può essere individuata in coloro i quali vivono in condizioniancora più disagiate, ma nel sistema economico che permettel’arricchimento di pochi a scapito del cittadino medio e incoloro che non esitano a sfruttarlo a proprio vantaggio. È quindi necessaria una reale redistribuzione della ricchezza per risollevare le condizioni dei soggetti meno abbienti inmodo da ridurre l’enorme divario di ricchezza checaratterizza il sistema capitalistico moderno.

Giovani Comunisti del corsichese –giovani@sinistracorsico.org

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