Rifondazione Comunista sul conflitto a Gaza

16 01 2009

Documento approvato dalla Direzione Nazionale Prc del 12 gennaio 2009

Dal 27 dicembre Gaza è martoriata dalle bombe dell’aviazione israeliana. Oggi è invasa anche da terra, bombardata dal cielo e dal mare. È una tragedia di proporzioni enormi:
In quel fazzoletto di terra vivono oltre 1,5 milioni di persone: stipate in una città senza vie di fuga, coi valichi alle frontiere chiusi, sotto embargo di medicinali, cibo, carburante, acqua.
Dopo due settimane di bombardamenti incessanti ed azioni militari di terra, il bilancio è drammatico: oltre 900 morti, di cui un terzo bambini e 3 mila feriti.

Questo massacro di civili inermi viola ogni principio del diritto internazionale e calpesta ogni speranza di pace.  Chiediamo la fine dell’aggressione israeliana, un ritiro totale delle truppe israeliane da Gaza e l’immediata cessazione di tutte le ostilità . E chiediamo che il governo italiano, di cui denunciamo l’inettitudine diplomatica ed il sostegno all’azione militare, si faccia portatore di questa richiesta.
Questa guerra è contro tutti i palestinesi e la prima vittima è la politica. Il problema vero è che oggi in Palestina non ci troviamo di fronte ad un processo di pace interrotto o che procede a rilento. Ci troviamo di fronte alla costruzione concreta di un regime di apartheid, che strutturalmente rende impossibile la realizzazione di quanto stabilito dagli accordi e cioè la costruzione di due stati per due popoli. La costruzione dell’apartheid non è dichiarata ma praticata e la costruzione del muro – meglio sarebbe dire dei muri – costituisce la sua affermazione concreta. Oggi in Medio Oriente non abbiamo un territorio palestinese e uno israeliano ma bensì un territorio israeliano che si espande progressivamente con nuovi insediamenti di “coloni” che vengono difesi dalla polizia e dall’esercito israeliano e uniti da strade che sono utilizzabili solo da auto con targa israeliana. Parallelamente i check point rendono gli spostamenti dei palestinesi dei calvari interminabili, senza contare che i varchi nel muro, possono essere chiusi in ogni momento. I diritti dei palestinesi semplicemente non esistono perché possono essere sospesi in ogni momento, in ogni luogo, per qualsiasi motivo, dalle forze dell’occupazione.
La comunità internazionale, compresa l’ Unione Europea, hanno grandi responsabilità per la crisi umanitaria a Gaza causata dal continuo assedio,  e per l’aver ignorato la costituzione di un sistema di apartheid nella Cisgiordania, mentre gli Stati Uniti perpetuano la loro politica di complicità con Israele. Ha la responsabilità del silenzio e dell’inerzia di fronte ai crimini di guerra e alle violazioni del diritto internazionale. L’impunità per i crimini di guerra  commessi in questi giorni a Gaza è inaccettabile. Chiediamo in particolar modo all’Unione Europa di intraprendere misure concrete e non soltanto rilasciare dichiarazioni. Misure come l’immediata sospensione degli Accordi di Associazione tra Israele e Unione Europea, sulla base delle linee guida dell’Unione Europea volte alla promozione del pieno adempimento del diritto umanitario internazionale. L’appello del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volto a chiedere un immediato cessate il fuoco non è sufficiente. C’è bisogno di adottare misure concrete, incluse sanzioni, per assicurarsi che Israele adempia pienamente ai suoi obblighi nei confronti del diritto umanitario internazionale e rispetti le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Tra queste un embargo immediato ai rifornimenti di armi nei confronti di Israele e più in generale dare inizio a un processo di de-militarizzazione dell’intera regione, compresa la sua trasformazione in una zona libera dal nucleare.
L’occupazione militare del territorio palestinese deve finire, l’assedio di Gaza, che causa una tragedia umana tanto grande, deve essere revocato. Non ci sarà mai pace finché si costringerà il popolo palestinese a vivere in ghetti, subire vessazioni continue, finché non si permetterà la nascita di uno stato palestinese
Una pace giusta può nascere solo da una conferenza internazionale sotto l’egida dell’Onu, non di conferenze come quella di Annapolis a cui non sono seguite che vuote dichiarazioni. L’ obiettivo di tale conferenza  deve essere la fine dell’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, la rimozione del Muro e degli insediamenti, il rispetto delle risoluzioni internazionali, inclusa la 194, e la nascita di uno stato palestinese nei confini del 67, con Gerusalemme Est come capitale, che possa vivere in pace accanto a quello di Israele.
Questo obiettivo sarà possibile solo se verrà fermata questa nuova ed insensata guerra. Ed è su questo obiettivo che Rifondazione Comunista è impegnata.   Su questa piattaforma, il prossimo sabato 17 Gennaio, il nostro Partito parteciperà alle due manifestazioni convocate dalla Comunità palestinese a Roma e dalla Tavola della Pace ad Assisi.
Crediamo sia stato un errore la convocazione di due manifestazioni, per lo più nella stessa giornata. Il nostro Partito ha lavorato per evitare questa divisione, perché oggi c’è bisogno del massimo di unità nella solidarietà al popolo palestinese e nell’obiettivo di fermare la guerra. Crediamo necessario continuare a lavorare perché in futuro ciò non si ripeta. Il Prc è impegnato inoltre nel continuare la cooperazione e il lavoro  insieme ai partiti della Sinistra palestinese e israeliana così come con le forze pacifiste e democratiche.
In questo momento così critico ci appelliamo affinché ci sia una riconciliazione nazionale dei palestinesi, per noi l’unico modo per dare vita a una Palestina libera e unita e per uno sbocco positivo del  processo politico.
Sosteniamo le voci coraggiose che si levano in Israele contro la guerra, la militarizzazione della società israeliana e che lottano per una pace giusta.

BASTA CON L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA
DUE STATI PER DUE POPOLI
NO ALL’APARTHEID

ROMA – MANIFESTAZIONE NAZIONALE
sabato 17 gennaio 2009 – H. 15.30
partenza da Piazza Vittorio

Assisi –  sabato 17 gennaio 2009 – ore 10.00
Assemblea di riflessione, confronto e proposta: “Cosa possiamo fare per mettere fine a questa tragedia? In che modo vogliamo impegnarci per costruire pace e giustizia in Medio Oriente?”.
Cittadella di Assisi, Via Ancajani, 3

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