Amministrative Cesano Boscone: intervista al Consigliere Comunale del PRC Luca Leonardi

23 01 2009

D. Il PRC nel 2004 faceva parte della maggioranza del sindaco D’Avanzo, prese il 7% dei voti e ottenne un consigliere ed un assessore. Oggi si trova all’opposizione ed ha un nuovo consigliere dopo le dimissioni del precedente. Come spiega questa evoluzione del suo partito?
R. I motivi che ci hanno spinto a lasciare la maggioranza di governo del nostro comune, nella primavera del 2007, sono stati numerosi. In primo luogo, profonde divergenze su alcune scelte amministrative – principalmente sull’ipotesi di realizzare un nuovo palazzo municipale e di istituire una fondazione per la gestione dei servizi culturali – su cui, invece, il Sindaco e il resto della maggioranza, pur non fornendo mai motivazioni fondate e convincenti, hanno ostinatamente perseverato, rifiutando nei fatti qualsiasi forma di serio confronto.
Abbiamo inoltre dovuto prendere amaramente atto di una prassi amministrativa nella quale è stato quasi nullo il coinvolgimento delle forze politiche e dei consiglieri comunali, questi ultimi impossibilitati ad esercitare un ruolo realmente propositivo a causa di una insufficiente circolazione delle informazioni (dovuta anche al ruolo autoreferenziale assunto da alcuni assessori, che si sono sempre caparbiamente sottratti a qualsiasi forma di confronto). In più occasioni, si è manifestata una totale indisponibilità persino a discutere alcune nostre proposte.
La scelta di uscire dalla maggioranza è stata sofferta, ed ha posto fine ad una collaborazione di governo che a Cesano Boscone durava ininterrottamente da circa 12 anni; tuttavia è indice della concezione che Rifondazione Comunista ha sempre avuto delle istituzioni, quella cioè di considerarle soltanto un mezzo per operare dei cambiamenti e non un fine in se stesse: quando è stato chiaro di non poter incidere in alcun modo sulle decisioni amministrative, abbiamo fatto la scelta, scomodissima, di continuare a perseguire i nostri obiettivi politici dall’opposizione.

D. Qual è il suo giudizio sull’operato dell’Amministrazione D’Avanzo?
R. Un’azione amministrativa che si snoda su un arco di cinque anni è inevitabilmente caratterizzata sia da luci che da ombre.
L’Amministrazione D’Avanzo ha realizzato, o realizzerà a breve, alcune iniziative senza dubbio positive per la nostra collettività: penso, ad esempio, al Bosco dell’Acqua, alla grande area verde che sorgerà nei pressi del nuovo cimitero, alla Consulta degli Stranieri, alle Case dell’Acqua, del Latte e del Detersivo. Non abbiamo alcun problema a riconoscere le cose ben fatte dall’attuale amministrazione; per alcuni di questi progetti, concepiti nella prima parte della legislatura, rivendichiamo anzi la nostra parte di merito.
Vi sono state anche alcune buone idee che, invece, sono state tradotte in pratica in maniera molto insoddisfacente: basti pensare alla realizzazione della piscina e, in misura minore, alla stesura del Piano Energetico Comunale.
Non mancano poi le note dolenti: un eccessivo consumo del territorio, già fin troppo urbanizzato; tariffe di numerosi servizi troppo alte; gravi carenze nella manutenzione ordinaria, a cominciare da strade e marciapiedi; i progetti di partecipazione popolare alle scelte amministrative, a cui il PRC teneva moltissimo, rimasti irrealizzati; perdita di possibilità di controllo da parte del Consiglio Comunale in seguito alla creazione della Società Patrimoniale.
Infine, sono state avanzate alcune ipotesi, fortunatamente fino ad oggi rimaste solo sulla carta, profondamente sbagliate, come il nuovo municipio o la fondazione culturale.

D. Come giudica il proprio operato come consigliere di opposizione nei due anni appena trascorsi?
R. Non mi trovo nelle condizioni ideali per svolgere il ruolo di Consigliere Comunale, a causa dei miei impegni professionali che mi portano spesso lontano da Cesano Boscone; tutto sommato, però, credo di avere operato finora in maniera più che dignitosa. Sono sempre intervenuto – in Consiglio Comunale, nelle Commissioni Consiliari e nelle Conferenze dei Capigruppo – su tutte le tematiche più rilevanti dal punto di vista amministrativo e politico, esprimendo ogni volta le posizioni di Rifondazione Comunista con grande chiarezza, senza tatticismi. Ho sempre cercato di non rinchiudermi nel ruolo del consigliere di opposizione contrario a priori a qualsiasi scelta della maggioranza, esprimendo di volta in volta giudizi unicamente sulla base di ciò che riteniamo essere l’interesse della collettività cesanese: talvolta critici – anche molto fortemente, come sull’ipotesi di costruire un nuovo municipio – talvolta, senza alcun imbarazzo, favorevoli.

D. Quali sono a Suo giudizio i problemi più importanti che dovrà affrontare la nuova amministrazione?
R. Ritengo che uno dei problemi più impegnativi che dovrà affrontare la prossima amministrazione sarà quello di mantenere i livelli quantitativi e qualitativi dei servizi erogati alla cittadinanza. Recentemente è stata drasticamente ridimensionata l’unica leva fiscale in mano ai comuni, l’ICI: Cesano Boscone perderà circa 1.200.000 € di entrate annue; parallelamente, diminuiscono i trasferimenti di risorse dallo Stato, e ulteriori riduzioni si profilano per il futuro; anno dopo anno, diventa sempre più difficile “chiudere” i bilanci. I bisogni e le richieste della collettività, invece, crescono; purtroppo, cresce in particolar modo l’area del disagio – nuove povertà, minori in difficoltà, anziani soli e non autosufficienti – a cui non è pensabile di non fornire risposte concrete e immediate.
La prossima amministrazione dovrà inoltre porsi l’obiettivo di operare una intransigente tutela del territorio, salvaguardando i pochi spazi verdi rimasti, in particolar modo quelli che ricadono all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Riteniamo che non vi siano ulteriori spazi per nuovi interventi insediativi: a Cesano Boscone, l’urbanizzazione – e l’inquinamento – hanno già da tempo ampiamente superato i limiti di guardia.

D. L’ex assessore Mainardi quando era in giunta, ha condiviso molte volte delle posizioni critiche rispetto alla Giunta e lo ha fatto con il PRC. Adesso pare che possa essere il candidato sindaco del centro destra. Come giudica questo cambiamento?
R. Non ho avuto modo di discutere con Massimo Mainardi delle scelte da lui compiute in questi ultimi mesi; ho letto soltanto il suo comunicato stampa diramato in occasione delle dimissioni da assessore. La mia impressione, però, è che tali posizioni nascano semplicemente da calcoli opportunistici: correre in soccorso dei vincitori, o dei presunti tali, è un antico “vizio” italiano. Un’eventuale candidatura a sindaco di Mainardi rappresenterebbe comunque un segnale di grande debolezza da parte del centrodestra cesanese; una “campagna acquisti” all’insegna del trasformismo più bieco, confermerebbe una volta di più le sue storiche gravi difficoltà a esprimere in proprio personale politico adeguato.

D. Il PRC a livello nazionale è diventata una forza extra-parlamentare. Le elezioni politiche hanno segnato una pesante sconfitta di PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica.
Qual è lo stato attuale del PRC cesanese? Lei pensa che esista ancora uno spazio politico per il PRC a Cesano?
R. I risultati delle ultime elezioni politiche ci hanno ovviamente amareggiato moltissimo, ma il nucleo cesanese di Rifondazione Comunista continua ad operare come ha sempre fatto.
Siamo tutti profondamente convinti che per il PRC esista potenzialmente un grande spazio politico, a Cesano Boscone e nell’intero Paese. C’è un grandissimo “bisogno” di sinistra in Italia, bisogno a cui il Partito Democratico non può dare risposta. Il PD si configura, sotto il profilo culturale, come un partito del tutto omologato ai dettami del pensiero liberista; è un partito nel quale convivono anime diverse, diviso su tutto; è incapace, pertanto, di assumere posizioni chiare e; conseguentemente, è incapace di agire. Questo stato di cose è avvertito nitidamente da ampi settori dell’elettorato di sinistra, che provano un’insoddisfazione crescente e cercano una via d’uscita da uno schema bipolare che vede contrapposte due entità, PD e PdL, sempre più simili tra loro.
L’indebolimento dei partiti di sinistra non ha mancato di produrre frutti avvelenati: progressivo smantellamento dello stato sociale e privatizzazione dei servizi pubblici, precarizzazione crescente delle condizioni di lavoro, drammatica perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. Ecco perchè un partito come Rifondazione Comunista, che sappia contrastare a fondo queste dinamiche, è oggi assolutamente indispensabile.

D. Sembra che a Cesano sia in preparazione una lista: “La sinistra per Cesano” organizzata da Sinistra Democratica. Lei come giudica questa ipotesi? E’ interessato a partecipare?
R. I percorsi politici indicati da Sinistra Democratica non mi convincono, in quanto configurano una sinistra subalterna al Partito Democratico, priva di un’identità forte, impossibilitata a fornire risposte efficaci ai sempre più gravi problemi delle classi sociali più deboli. Pur considerando indispensabile il dialogo con le forze politiche di centrosinistra – e, in particolare, con quelle alla sinistra del PD – Rifondazione Comunista, come ha sempre fatto, continua a ritenere necessario mantenere la propria autonomia politica e organizzativa. Non siamo pertanto interessati a partecipare a ipotetiche liste “unitarie” di sinistra.

D. Alle prossime elezioni amminitrative di primavera ci sarà ancora una lista PRC? Lei pensa che vi presenterete con un vostro candidato sindaco o pensate di poter riallacciare un rapporto col sindaco uscente?
R. Alle prossime elezioni comunali, Rifondazione Comunista si presenterà con la propria lista e con il proprio simbolo. Decideremo se correre da soli, o nuovamente in coalizione con il centrosinistra, solo al termine di consultazioni sul programma amministrativo per i prossimi cinque anni con le forze politiche dell’attuale maggioranza, a cui avanzeremo alcune proposte impegnative e qualificanti. Attualmente, in tutta sincerità, le possibilità di ricomposizione con il Sindaco D’Avanzo mi sembrano molto scarse. Sul tavolo ci sono ancora i due nodi, dirimenti, del nuovo municipio e della fondazione culturale. Se questi due “macigni” fossero rimossi, potrebbero forse crearsi le condizioni per raggiungere un’intesa. Anche perchè, lo dico sempre in tutta franchezza, io personalmente, e il PRC cesanese tutto, siamo pienamente consapevoli che esiste il grave rischio che la nostra città cada in mano al centrodestra; sarebbe un esito disastroso, che Rifondazione Comunista, comunque sarà collocata, farà di tutto per scongiurare.

D. Il PRC a Cesano ha preso anche 1.500 voti, nel 2006 per esempio. Oggi, dopo la debacle  delle politiche, quanti voti stimate di poter prendere?
R. E’ una domanda a cui è impossibile rispondere: bisognerebbe possedere delle capacità divinatorie di cui, purtroppo, non dispongo. Spero, ovviamente, che il PRC riesca a ottenere un buon risultato; le elezioni costituiscono però, sempre, soltanto un momento di verifica; indipendentemente dai risultati che otterremo, continueremo comunque a portare avanti le nostre proposte politiche e amministrative.

D. La politica in Italia si è “americanizzata”: partiti leggeri, poco radicamento nel territorio, pochi militanti. Il PRC ha sempre criticato queste scelte giudicandole dannose per la vita politica stessa. Tuttavia, almeno a Cesano, si ha l’impressione che il PRC non sia mai riuscito a radicarsi davvero. Non ha settori sociali di riferimento o che vedano nel PRC il proprio rappresentante. In altre parole, il PRC ha preso tanti voti quando Bertinotti godeva di un facile accesso alla TV. In sostanza anche il voto al PRC è stato un voto di opinione.
Cosa ne pensa? E cosa pensa di fare se non vuole che il PRC sia un mero partito di opinione?

R. La prima parte della sua domanda coglie correttamente uno dei problemi maggiori che, fin dall’inizio, ha caratterizzato la vita del PRC cesanese, quello dello scarso radicamento nel tessuto sociale. Rifondazione Comunista, non solo a Cesano Boscone, ha sempre registrato un enorme scarto tra i voti ricevuti e il numero di militanti concretamente in azione, per quanto grandi siano stati e siano i nostri sforzi per renderci visibili all’esterno e per mantenere il PRC “permeabile” alle più varie istanze presenti sul territorio.
Condivido invece meno la sua affermazione relativa al fatto che anche Rifondazione Comunista sia stato un partito di opinione. Sicuramente Bertinotti è stato un grande comunicatore e ha saputo conquistare al Partito molte simpatie; credo, però, che il PRC abbia ricevuto consensi quando è stato in grado di avanzare proposte politiche chiare e coerenti (comunicate poi molto bene dal nostro ex segretario). Indipendentemente dalla partecipazione in TV dei nostri dirigenti, Rifondazione Comunista ha invece perso voti quando le sue proposte non si sono più nettamente differenziate dal magma indistinto delle politiche del centrosinistra, come è purtroppo avvenuto nei due anni della nostra partecipazione all’ultimo governo Prodi; anche per questo siamo stati pesantemente puniti dal nostro elettorato, che non ci ha più considerato uno strumento “utile”.
La “ricetta” per evitare derive verso forme di partito leggero, di opinione, è in definitiva semplice (per quanto di non facile attuazione): assumere sempre posizioni trasparenti e coerenti, sforzarsi di operare regolarmente tra la cittadinanza (distribuendo volantini ai mercati, promuovendo raccolte firme, operando nelle associazioni quando possibile, ecc.), privilegiare sempre la posizione collettiva, del Partito, e mai eventuali personalismi dei singoli.

D. Bertinotti ha detto che oggi la parola “comunista” è impronunciabile, la gente non la capisce e non la condivide. Lei è d’accordo con questa affermazione?
Se non lo è, perchè pensa che l’aggettivo “comunista” abbia ancora un significato positivo?

R. Non condivido le recenti affermazioni di Bertinotti. La storia del movimento operaio nel Novecento – drammatica per molti aspetti, gloriosa per altri – impone senza dubbio un profondo ripensamento delle categorie teoriche e delle pratiche concrete elaborate nel secolo scorso. Questa sfida è stata fatta propria dal PRC fin dalla sua nascita, a partire dallo stesso nome del Partito: “Rifondazione” (sebbene gli esiti di tale rinnovamento teorico non sempre si siano dimostrati all’altezza delle necessità attuali). L’idea di comunismo perseguita dal PRC è del tutto scevra da qualsiasi scoria totalitaristica e stalinista, e assume l’orizzonte più vivo e fecondo del pensiero marxiano, di integrale riappropriazione da parte dell’uomo dei frutti del lavoro associato, e di liberazione dai tragici meccanismi degli odierni modi di produzione, che generano crescenti disuguaglianze, povertà drammatiche e vere e proprie tragedie umanitarie.

D. Il recente congresso del PRC è stato drammatico. La spaccatura nel partito è netta, al punto che molti pensano ad una possibile scissione dell’area Vendola in occasione delle prossime elezioni europee. A Cesano queste tensioni come sono vissute?
R. Naturalmente, siamo tutti estremamente preoccupati per le gravi divisioni in seno ai nostri gruppi dirigenti. A Cesano Boscone – ma questo, fortunatamente, è accaduto in moltissime parti d’Italia – i militanti di base sono sempre rimasti sostanzialmente estranei alle dispute che hanno lacerato i vertici nazionali (penso, ad esempio, alla scissione del PdCI nel 1998, che non ha avuto alcun effetto nella nostra realtà locale). Anche l’ultimo Congresso non ha avuto strascichi a Cesano Boscone: tutti noi continuiamo a lavorare insieme come abbiamo sempre fatto, indipendentemente dalle tesi congressuali votate. Ciò che preoccupa di più e che il buon lavoro svolto a livello locale rischi di essere vanificato da un’eccessiva litigiosità dei nostri gruppi dirigenti.

D. Dopo le elezioni europee e amministrative, lei crede che esisterà ancora il PRC?
R. Sicuramente sì, proprio perché, come ho già avuto modo di dire in precedenza, il PRC non vuole essere soltanto un partito di opinione e considera le istituzioni solo come un mezzo, uno dei molti possibili, per portare avanti i suoi progetti di trasformazione della società. L’eventuale mancata elezione di suoi rappresentanti nelle assemblee rappresentative lo metterebbe senza dubbio in difficoltà, ma non in maniera irreversibile (come invece potrebbe accadere per altri soggetti politici “leggeri”, i cui gruppi dirigenti fanno della partecipazione alle istituzioni – anzi, al governo – il principale fine, se non l’unico, della loro azione).

D. Ci dica almeno tre ragioni per cui un cesanese dovrebbe ancora darvi la sua fiducia e votarvi.
R. Le ragioni sono molto più di tre. Rifondazione Comunista vuole essere il punto di riferimento e la voce, nella società e nelle istituzioni, di chi ancora non si rassegna a subire le perverse logiche del “libero mercato”, di chi ancora crede nei principi di solidarietà e giustizia sociale, di chi si rifà ai principi del pacifismo e della non-violenza e a quelli dell’antifascismo e della Resistenza, di chi desidera la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio opponendosi agli appetiti speculativi dei numerosi cementificatori in circolazione, di chi ritiene auspicabile, contro le crescenti istanze razziste e xenofobe, lo sviluppo di una società “aperta” e solidale, multirazziale e multiculturale

Intervista apparsa su L’Incontro

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2 responses

24 04 2009
Walter Zucchelli

Cari amici ed ex compagni di partito, l’intervista al consigliere Leonardi è stata fatta dal giornale L’Incontro di Cesano e pubblicata integralmente sul sito internet dello stesso.
Si tratta di questa intervista che avete pubblicato .
Non c’è nessun problema, però la redazione dell’Incontro gradisce in questi casi che venga citata la fonte.

Cordiali saluti
Walter Zucchelli

24 04 2009
rifondazionebuccinasco

La richiesta è stata naturalmente soddisfatta, non è stato inserito subito il link per una dimenticanza.

Saluti,
Andrea Collini

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