Benedetti: intervento sulla legalità al Consiglio Comunale aperto

7 03 2009

di Carlo Benedetti

Prima di tutto mi associo ai ringraziamenti a Livia Pomodoro e a Claudio Castelli per la loro partecipazione a questa iniziativa.
Ringrazio anche l’amministrazione comunale di avere realizzato questa iniziativa che ci permette di discutere in maniera aperta e ampia di un argomento che riguarda tutti i cittadini/e di questo comune.
Ci auguriamo che sedute di questo tipo possano essere indette per discutere anche di altri argomenti di interesse generale.
Come Partito della Rifondazione Comunista con la parola legalità intendiamo l’osservanza di tutte quelle leggi che regolano la vita civile. Lo stato primo fra tutti, deve garantire la legalità ai cittadini, rispettando, così come richiede alla popolazione, egli stesso le leggi.
Garantire la legalità è quindi rispetto delle regole e dei valori che la società si è data. Da questa osservanza derivano però, nello stesso tempo, diritti e doveri.
Crediamo che siano i valori delle persone, la loro qualità individuale, il loro mettersi in gioco fino in fondo gli elementi base per uno sviluppo della comunità.
Valori che sono fra l’altro ampiamente elencati nella nostra CARTA COSTTITUZIONALE rispetto alla quale anche questa sera ribadiamo con forza la nostra piena e convinta difesa contro i continui attacchi a cui è sottoposta.
Allo Stato è demandato il compito di garantire la Sicurezza di tutti/e cittadini/e ; sicurezza che si deve basare su un senso sociale condiviso come comunione di intenti fra le persone e quindi: sulla certezza della pena per chi commette reati, sulla garanzia della possibilità di vivere tranquillamente la propria vita quotidiana, nella consapevolezza che tutti sono tenuti al rispetto delle leggi.
La sicurezza riguarda le relazioni con gli altri, entra nell’intimo della vita e degli affetti, riguarda il camminare tranquilli nelle strade, l’essere sicuri e rispettati nella propria casa, la possibilità di svolgere senza pericoli il proprio lavoro, nella garanzia di poter dare una vita dignitosa alla propria famiglia.
La sicurezza proprio perché coinvolge tutta la sfera sociale non può quindi essere ridotta solo a una questione di ordine pubblico, non si può pensare che la repressione da sola basti ad eliminare l’illegalità.
Ebbene oggi in Italia stiamo assistendo a qualcosa di completamente differente.
Una politica miope e xenofoba, è stata sdoganata nelle aule parlamentari della Repubblica Italiana.
l’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, con cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei “Bravi” di don Rodrigo, con registri per i barboni colpevoli solo di essere poveri e ultimi fra gli ultimi.
La “cattiveria”, invocata da alcuni ministri, è diventata politica di Governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza “insensibile” con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Si mette a rischio lo Stato di diritto.
L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie che non arrivano a fine mese.
La verità è che il Paese i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con altre immagini e altre priorità.
Con questo atteggiamento bieco e strumentale si rischia di provocare una guerra fra poveri, di spezzare definitivamente legami sociali e relazionali di rendere quindi ancora più acuti i problemi della sicurezza.
Questo e non altro è il senso degli ultimi decreti legge che introducono norme che non sono soltanto inutili ai fini della sicurezza pubblica, ma palesemente dannose.
Per esempio legalizzare le ronde vuol dire che gruppi di cittadini si possono costituire in associazione, richiedere contributi pubblici mediante una convezione con i Comuni e, infine, pattugliare il territorio: “vigilare” contro gli stranieri e i diversi.
Il Governo che ha rinunciato a misure forti e determinate di fronte alla crisi economica intende affrontare gli effetti sociali della crisi indicando un nemico, un untore, un responsabile e buttandola in “sicurezza”.
Qui si vuole fare credere di parlare e di agire per la sicurezza di essere a fianco dei cittadini, di proteggerli e invece si opera ottenendo l’effetto contrario.
Infatti una delle norme approvate è quella riguardante il rinvio di altri due anni per l’emanazione di alcuni dei decreti attuativi del Testo Unico per la salute e sicurezza nei luoghi di  lavoro.
E’ allora ci chiediamo è garantire sicurezza al paese Italia non intervenire su una problematica che dal 1° gennaio  ha causato circa 130 morti e quasi 150mila infortuni. Questo vero e proprio dramma sociale dovrebbe indurre la classe politica a fare quadrato e affrontare con decisione e in fretta questa piaga indegna di un Paese civile.
Ma non basta con il recente Decreto Legge nr. 112 emanato dal Governo il 25 giugno scorso riguardante la manovra correttiva del bilancio dello Stato per il triennio 2009/2011, sono state assunte decisioni che pongono a rischio la possibilità di continuare a mantenere livelli accettabili di sicurezza e di tutela per i cittadini.
Per la prima volta nella storia, tutti i sindacati delle Forze di Polizia e Co.Ce.R. dell’intero Comparto sicurezza e difesa, in rappresentanza dei 500.000 operatori della sicurezza e della difesa italiani, protestano contro l’operato del Governo. Riportiamo alcuni dei punti messi in evidenza dai rappresentanti dell’ordine:
1. Sono stati previsti “tagli” nel triennio per oltre tre miliardi di euro sui capitoli di spesa della “sicurezza” e della “difesa” delle Amministrazioni dello Stato. Questi “tagli” impediranno l’acquisto di autovetture, di mezzi, di strumenti utili per svolgere il servizio nonché la possibilità di avere risorse sufficienti e necessarie per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per rinnovare le armi in dotazione, per l’acquisto di munizioni, delle divise e per la ordinaria manutenzione degli uffici e delle infrastrutture
2.E’ stata prevista la riduzione complessiva nel triennio dell’organico delle Forze di Polizia e delle Forze Amate di circa 40.000 operatori. Di conseguenza saranno migliaia le pattuglie in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei controlli ed una oggettiva riduzione della capacità operativa e d’intervento sul territorio delle forze dell’ordine;
Questa assurda politica governativa ha anche delle ricadute a livello locale dove si avvertono da tempo gli effetti nefasti di questa politica sulla sicurezza
gli assalti e gli sgomberi militari dei campi Rom;
la caccia al diverso promossa da sindaci sceriffi, le vessazioni persino con leggi e regolamenti contro i cittadini stranieri;
le botte agli operai che chiedono lavoro;
l’accanimento fanatico contro i centri sociali autogestiti.
Così le istituzioni locali percorrono la strada dell’autoritarismo,  fomentano la guerra tra i poveri, spargono a piene mani i veleni del razzismo e della xenofobia niente facendo invece ad esempio per impedire e combattere sul livello sociale e culturale per quanto loro compete lo spaccio e la diffusione delle droghe che è ormai una vera e propria emergenza sociale .
Così si permette sui territori l’edificazione di uno stato spietato con i deboli e debole con i forti, per i quali si depenalizzano i reati di rilevanza economico-sociale e si varano leggi ad personam, si cerca di mettere il bavaglio all’informazione in materia di verbali e di atti processuali, si attacca l’autonomia della magistratura.
Anche a Buccinasco questa politica comincia a dare i suoi frutti. Con abile manovra mediatica il nostro sindaco ha promosso 7 ordinanze che, come lui stesso dice premetteranno ai cittadini di questo comune di essere “più sicuri”.
Al di là della discussione di merito sulle singole ordinanze che ci sarebbe piaciuto fare all’interno dell’organo di governo di questo comune non possiamo che limitarci a fare osservare che il Sindaco non ha capito la legge o pensa che possa utilizzarla come meglio crede in maniera non consona a quanto la legge stessa prevede.
Egli afferma che le ordinanze sono state varate a fronte del decreto 92/2008 che come egli dichiara “concede ai sindaci di emanare ordinanze in materie che prima erano di sola competenza statale”.
Il decreto 92/2008 all’art.6 stabilisce che i sindaci nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento possono adottare provvedimenti urgenti per prevenire o eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica.

Ciò, penso, voglia dire che il sindaco non ha il potere di emanare provvedimenti generali in materia di ordine pubblico, ma solo eventualmente in via d’urgenza quando sussistono situazioni con tingibili ed urgenti per tutelare l’incolumità dei cittadini.
Comunque egli non ha il potere di innovare stabilendo ulteriori comportamenti e divieti rispetto a quelli già imposti dall’ordinamento. Questo per evitare che la creatività dei sindaci possa portare a stabilire provvedimenti di dubbia legittimità che rischiano di entrare in conflitto con l’ordinamento nazionale e con quello europeo.
Il sindaco di Buccinasco non sembra aver compreso quanto sopra in quanto le ordinanze emanate non solo non si può considerarle necessarie per far fronte a situazioni con tingibili ed urgenti che minacciano l’incolumità pubblica, ma le stesse contrastano con la normativa nazionale.
Quindi a livello locale come questa amministrazione affronta il problema della sicurezza e della legalità? Come decide di ridare fiducia alla gente di questo comune. Anche in questo caso invece di affrontare i problemi reali ne crea qualcuno falso, svia l’attenzione.
Non interviene con forza, per quelle che sono le sue possibilità, sulla crisi (decide di non aumentare i fondi di protezione sociale alle famiglie in difficoltà). Non interviene sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sostenendo che manca personale per effettuare i controlli. Se questo è vero ci chiediamo chi allora farà rispettare le ordinanze. A già dimenticavamo i volontari della legalità.
In molte occasioni, anche nel recente passato, questa amministrazione ha fatto fatica ad ammettere e a parlare della esistenza della criminalità organizzata a Buccinasco. Possiamo pensare che lo abbia fatto in buona fede, facendo quadrato rispetto ad alcune affermazioni che riteneva offensive e volendo quindi difendere in questo modo il buon nome di tutti i cittadini di Buccinasco il risultato ottenuto è stato però uguale a quello di altre amministrazioni in regioni ad alta densità di criminalità organizzata che dicono che da loro il problema non sussiste. Che parlarne è male. Che così facendo si discredita il loro territorio.
Oggi per fortuna questo clima, speriamo, sta cambiando e l’OdG che alla fine di questa serata il consiglio comunale voterà dimostra che magari faticosamente sul tema sicurezza gli atteggiamenti stanno cambiando. Accogliamo questo con favore e ci rendiamo disponibili nel solco di quanto stasera andremo a votare a collaborare per rendere fattiva e incisiva la lotta alla criminalità organizzata.
A Buccinasco è stato dimostrato che ieri come oggi esiste una forte presenza della malavita organizzata, che lavora su questo territorio che intreccia i suoi legami che ne condiziona la vita economica e sociale. Eluderlo o negarlo vuol dire fare non gli interessi di Buccinasco ma di chi sottotraccia e senza clamore vuole continuare a svolgere le proprie criminali attività.
Noi stasera come Partito ma ancora prima come cittadini di Buccinasco vogliamo assumerci un impegno. Un’impegno che speriamo sia possibile portare avanti insieme a tutte quei cittadini/e che vogliano, senza distinzioni, investire e lavorare per produrre cambiamenti che tutelino i diritti, che estendano la solidarietà, che favoriscano la nascita di nuove opportunità.
Per questo anche stasera ribadiamo la necessità di rivedere il percorso di definizione dei criteri per l’assegnazione dei beni confiscati alle mafie, privilegiando nell’assegnazione le associazioni locali con finalità sociali, le associazioni che si rivolgono e che hanno tra i propri soci i giovani e interloquiscono con le scuole del territorio, le associazioni che favoriscono percorsi che sviluppano la cultura della legalità e della responsabilità sapendo che il rispetto delle leggi e delle regole risulta essenziale perchè riguarda la relazione con gli altri.
Riteniamo che l’ambiente sociale creato da questo lavoro possa far crescere la sicurezza, perché basato sulle relazioni, sui rapporti, sul riconoscimento reciproco, sul vicino che aiuta il vicino.
Credendo in questi concetti vogliamo lavorare perché:
la città sia vissuta, conosciuta e percorsa da tutti in tutti i suoi luoghi;
venga diffusa la cultura della legalità e delle regole condivise cercando di valorizzare il comportamento onesto e altruistico, e investendo in particolare sui nostri giovani;
vengano aiutate le situazioni di difficoltà sociale;
sia fornita la massima collaborazione e sostegno alle Forze dell’Ordine;
siano aumentate le opportunità di formazione e di incontro per tutte le categorie sociali e per tutte le età.
Crediamo che solo lo sforzo comune e condiviso, il ricostruire legami sociali, la certezza della pena e quindi delle applicazioni delle leggi per tutti uguali possano ricreare quel clima di convivenza sociale e umana che sono alla base dei concetti di sicurezza e legalità.

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