Ferrero risponde a Bertinotti: Un errore distruggere tutto

12 05 2009

di Frida Nacinovich, articolo apparso su Liberazione

Segretario Ferrero, in un’intervista a “l’Unità” il suo predecessore Fausto Bertinotti guarda alle elezioni europee e dice: «Tanto peggio, tanto meglio». Quindi pensa che in fondo sarebbe un bene se alla sinistra del Pd nessuno arrivasse al 4%. Alla cronista viene in mente un racconto di Edgar Allan Poe, il gatto nero, con il protagonista che uccide prima l’amato gatto di casa poi la moglie. Davvero è tutto da buttare, tutto da rifare? La sinistra italiana è davvero come l’araba fenice, deve rinascere dalle sue ceneri?
Finalmente Fausto fa un’analisi della sconfitta elettorale simile a quella fatta dalla maggioranza che ha vinto il congresso di Chianciano. Ne prendo atto con favore.

Dal congresso di Chianciano è passato quasi un anno, nel mezzo c’è stata perfino una scissione. Può spiegarci?
Nell’intervista Bertinotti riconosce che era sbagliata la linea politica che ha portato Rifondazione comunista nel governo. E dentro questa linea la sua scelta di fare il presidente della Camera.

Su quest’ultimo punto la frase testuale è: «Una scelta problematica…».
Bertinotti è più netto quando parla dell’esperienza di governo, più reticente quando affronta l’argomento della sua presidenza della Camera.

In fondo questo è un dettaglio. Quello che conta è la linea politica. Ferrero ha appena riconosciuto a Bertinotti di aver ammesso l’errore. Tornerete insieme quindi?
Il problema è che Bertinotti non tira le conseguenze politiche della sua analisi. La sconfitta della sinistra Arcobaleno è il frutto di una linea sbagliata.

Ci spieghi ancora meglio.
Bertinotti annuncia il suo voto per “Sinistra e libertà”, un raggruppamento politico che fa l’analisi opposta della sconfitta elettorale.

Cerchiamo di essere ancora più chiari: cosa divide “Sinistra e libertà” da Rifondazione comunista?
Sinistra e libertà” non riconosce che andare al governo è stato un errore. Ecco perché si in lista con i socialisti craxiani e stringe alleanza con il Partito democratico a Napoli, Milano, Firenze e Torino. Insomma, si colloca come corrente esterna del Pd. E non è un caso che nell’intervista Bertinotti non affronti il tema della scissione da Rifondazione.

Due partiti, entrambi con il problema capitale di raggiungere il 4% alle europee. Tanto peggio tanto meglio?
C’è un fondo nichilista in questa affermazione che non è solo sbagliata ma dannosa.

Non servirebbe un bel big bang alla sinistra italiana?
Insisto: in quell’espressione c’è un elemento nichilista, che si traduce anche nell’accusa rivolta a Rifondazione di essere affetta da regressione neoidentitaria. Distruggere tutto per poi ricostruire, appunto. Il problema è che la distruzione della sinistra con un Pd in queste condizioni e un Pdl così forte rischia di coincidere con la cancellazione dell’idea di sinistra.

Ma Bertinotti dice che senza una tabula rasa la sinistra italiana non può rinascere.
Se si avverasse l’auspicio di Fausto l’esistenza stessa della sinistra sarebbe chiusa. Magari una parte di ceto politico finirebbe nel Pd, ma larga parte dell’elettorato si sposterebbe stabilmente nell’unico antiberlusconismo presente. Cioè l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Un esito devastante, soprattutto perché Di Pietro non è sinistra.

La sinistra di cui parla lei è quella che è stata definita di volta in volta neoidentitaria, nostalgica della falce e martello, anche stalinista.
Ci attribuiscono una deriva neoidentitaria quando invece abbiamo proposto di fare una lista unitaria per le elezioni europee sulla base dell’appartenenza al Gue, il gruppo unitario della sinistra alternativa a Strasburgo. E’ sbagliato confondere la sconfitta della propria linea politica con la possibilità di costruire una sinistra.

Quindi, secondo lei di falce e martello c’è sempre bisogno.
Il pensare di dover tagliare le proprie radici per esistere è il principio con cui si è suicidata la sinistra in Italia. Un conto è la rifondazione, altro conto l’estirpazione.

Si parla sempre di due sinistra, quali sono?
A ben guardare la sinistra moderata era già così come è dieci anni fa, invece la sinistra di alternativa si è quasi suicidata nell’esperienza di governo. Il problema oggi è ricostruire la sinistra anticapitalista e comunista, non di fare l’occhiolino a D’Alema.

Sempre nell’intervista a “l’Unità” Bertinotti sostiene che dopo Genova Rifondazione si doveva sciogliere e contribuire a creare un partito più grande.
Già ai tempi del G8 dissi che Rifondazione comunista avrebbe dovuto essere il motore di una sinistra di alternativa vera ed aggregare altri pezzi. L’intuizione della sinistra europea andava proprio in quella direzione: un contenitore politico cui aveva aderito anche il segretario della Fiom. Poi quell’esperienza è stata sacrificato sull’altare della sinistra arcobaleno.

4% alle europee è davvero questione di vita o di morte?
Penso che sia davvero necessario che la sinistra anticapitalista e comunista raggiunga il 4%. Perché è l’unico progetto alternativo sul tappeto. Noi abbiamo scelto di andare del Gue, c’è chi invece ha gettato falce e martello un cambio di un’alleanza con i craxiani. Che posso farci?

Ferrero, non si sente “il vecchio”, rispetto a un Bertinotti che archivia “falce e martello” nel segno della “nuova nuova sinistra”?
Sul piano psicologico l’intervista di Bertinotti fa venire in mente la celebre frase “apres moi le deluge”. Ma c’è anche un piano politico: cancellare le proprie radici è un suicidio, come si è visto con Occhetto. Non è un caso che nei paesi latinoamericani – penso ai sandinisti, agli zapatisti , ai boliviani – si tengano invece ben stretto il filo rosso della loro storia. Quando la confusione diventa nichilismo si spiana la strada al bipartitismo, all’alternanza tra simili.

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18 05 2009
Mohamed

Al “tempo” spero, desidero, imploro la rinascita di una sinistra che sia tutt’altro che moderata.
Io che sempre nel mezzo ho condotto le mie scelte politiche e non,
vedo nella rinascita di una sinistra “estrema” la mia possibilità di continuare a vivere a mio modo e allo stesso tempo l’unica possibilità di cambiamento nelle linee della politica italiana.
Stasera ascoltavo D’Alema in una intervista su radio radicale parlare dei grandi temi (piano energetico del paese e nucleare-le politiche immigratorie) con i toni che sempre gli sono appartenuti e con la personalità che lo distingue al dì là dello schieramento politico, collocando sempre le proprie scelte secondo la sua coscienza di individuo prima che di uomo di partito e così con la stessa sicurezza respingeva l’iniziativa avviata dall’attuale governo per la costruzione di una centrale nucleare accordata ai francesi e sosteneva la necessità di intraprendere la strada della ricerca per il nucleare di ultima generazione, poneva l’accento sulla necessità di una politica d’immigrazione rigida nelle leggi ma umana e nei contenuti e rispettosa delle norme internazionali.
Tuttavia, quel che ho pensato dopo l’ascolto ed il motivo per cui mi trovo a sfogliare questo sito stasera è quel sentore di cui accennavo all’inizio, quel pensiero che sempre più diventa certezza, la convinzione che in questo momento in Italia sia necessaria, indispensabile una opposizione politica “critica”, nel senso di estremamente critica nei confronti di ogni politica che strizza l’occhio al capitalismo morente, che cerchi di modernizzare il paese con soluzioni che appartengono al passato, che proponga una dialettica nel confronto politico tale e quale a quella del passato. Per questo motivo D’Alema stasera ha continuato a fare la parte di colui che dà una botta al cerchio ed una alla botte (non che io abbia letto una cattiva fede nelle sue parole).
E’ necessario avviare una nuova idea di politica capace di mostrarsi nuova in tutte le sue vesti, le sue idee, il suo modo di portarle avanti, capace di scelte forti in ogni campo (la ricerca e sperimentazione per le energie rinnovabili e la loro applicazione insieme alle altre politiche per la preservazione dell’ambiente potrebbero avere molte altre conseguenze positive in termini di cambiamento sociale, senso civico, rispetto per la cosa pubblica e partecipazione alla vita politica intesa anch’essa come bene pubblico da difendere). Credo insomma che l’esigenza di un ritorno della sinistra, forte anche del suo carattere duro del passato sia il peso indispensabile per riportare al centro l’ago della bilancia e donare a questo paese un presente fatto di ciò che di meglio può/potrebbe offrire la sua modernità (che è ciò che di meglio il presente può offrire al nostro futuro).

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