Cuore di Mamma

12 07 2009

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Fabrizio Cirnigliaro, un ragazzo di Buccinasco.

“Changeling è un film del 2008 diretto da Clint Eastwood, tratto da una storia vera. Ambientato a Los Angeles nel 1928, la pellicola racconta la storia di Christine Collins (Angelina Jolie), che un sabato pomeriggio rientra a casa da lavoro e scopre che il figlio Wilson è scomparso. A distanza di cinque mesi la Polizia le comunica che è stato ritrovato suo figlio, ma quel bambino non è il suo Wilson e lei lo capisce al primo sguardo. La polizia della città non naviga in buone acque, vari scandali di corruzione ne hanno infangato l’onore e il ritrovamento del bambino, anche se non è il vero Wilson Collins, è un ottima trovata pubblicitaria. Per questo motivo il capo della polizia insiste perchè lei accetti di tenere il bambino. Christine supplica la polizia di continuare le ricerche del figlio, il capitano Jones capisce che lei non si rassegnerà facilmente e quando lei coinvolgerà il reverendo Briegleb (John Malkovich) – che nella sue trasmissioni radiofoniche ha denunciato più volte le malefatte della polizia – lui la farà rinchiudere in manicomio senza effettuare prima alcuna perizia psichiatrica. Lì Christine incontrerà altre donne che sono state rinchiuse per aver cercato di denunciare dei poliziotti e si accorgerà che molte di loro non hanno nessun problema “psichiatrico”. Ciò nonostante non si scoraggerà, troverà la forza per andare avanti e continuare a lottare per scoprire cosa sia successo a suo figlio.

Clint Eastwood ha deciso di raccontare la forza dell’amore materno, e per farlo ha scelto una storia vera, denunciando allo stesso tempo il male della corruzione e gli abusi di potere della polizia. La protagonista è una mamma moderna, single, lavoratrice modello con notevoli possibilità di far carriera. Solo una mamma riesce a lottare con audacia in questo modo contro l’autorità, a non perdere mai la speranza nella ricerca della verità e della giustizia.

Anche la storia italiana è ricca di mamme che con il loro coraggio hanno lottato contro tutto e tutti per lo stesso scopo. Per rendere giustizia ai i torti subiti dai loro figli. Felicia Bartolotta (madre di Peppino Impastato), Heidi Gaggio (mamma di Carlo Giuliani), Patrizia Moretti (madre di Federico Aldrovandi). Tre mamme che hanno dedicato la loro vita a scoprire la verità riguardo l’uccisione dei loro figli.

In questi giorni si è concluso il processo per la morte di Federico Aldrovandi, avvenuta nel settembre 2005, che vedeva indagati per omicidio colposo 4 poliziotti. La mamma di Federico non riusciva a comprendere come ciò fosse potuto accadere, suo figlio era solamente andato ad un concerto, lo ha rivisto all’obitorio, con il volto ricoperto di sangue e il corpo pieno di lividi. Qualcosa è scattato in lei, ha aperto un blog, dove ha anche pubblicato le foto di suo figlio morto sul tavolo dell’obitorio, raccolto informazioni e testimonianze, alla fine la verità è venuta a galla. I poliziotti colpevoli dell’uccisione di Federico sono stati condannati, e nel corso delle indagini si è addirittura scoperto che avevano spezzato i manganelli utilizzati per picchiare il ragazzo, tanta è stata la forza dei colpi. Federico non potrà mai tornare indietro, ma i colpevoli sono stati puniti, e le voci con cui era stato infangato inizialmente adesso sono solamente un brutto ricordo. La vita però non è proprio un film, e questo genere di storie – almeno in Italia – raramente delinea una verità senza ombre. Sulla pellicola i poliziotti corrotti subiscono l’ostracismo del corpo di polizia, intenzionato a difendere l’onore della divisa combattendo il marcio al suo interno. Sulla pellicola il poliziotto “cattivo” è estromesso sena mezzi termini dalla sua funzione, nella quale non c’è posto per le ombre. Nella realtà del nostro paese invece troppe volte è parso che l’onore delle forze dell’ordine si possa difendere nascondendosi nelle dichiarazioni di circostanza, o negli anfratti di un tribunale. Troppe pallottole deviate, troppi periti chiamati in campo, troppa paura di scoprire la verità.

Una madre non la si potrà mi mettere a tacere, il suo silenzio non ha prezzo.

Un figlio che perde un genitore viene denominato orfano, una persona che perde il coniuge viene chiamato vedovo, una mamma che perde un figlio cos’è? Non esiste una parola per definire queste donne. Il dolore di una mamma per una perdita di un figlio è anch’esso indefinibile, ancor di più quando avviene in modo misterioso e la verità viene continuamente nascosta. Peppino, Carlo, Federico. Tre “figli” morti ammazzati. Tre ragazzi che non avevano fatto niente di male, che non meritavano quella morte, avevano una vita davanti che è stata interrotta bruscamente. Due di loro sono stati uccisi da agenti delle forze dell’ordine, il cui compito sarebbe di tutelare i cittadini. Il ricordo della loro morte potrà forse servire per evitare che ciò accada di nuovo, o magari eviterà i tentativi di coprire certe malefatte. Probabilmente non vedremo raccontata in nessun film la storia di Patrizia Moretti, forse fra 80 anni, ma chi ha seguito questa vicenda difficilmente dimenticherà la sua tenacia, il suo coraggio, la sua sete di giustizia, il suo amore di mamma.”Non colpire mai per primo,ma colpisci sempre per ultimo!”
Christine Collins”

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