di Fabio Chiusi, tratto da IlNichilista
Pensavo che con gli ultimi due titoli de La Padania (“non vogliamo morire islamici”, “la nuova crociata”) si fosse toccato il fondo sul dibattito sul crocifisso.
Invece mi sbagliavo. Il fondo spetta a Ignazio La Russa, che stamane a La vita in diretta, interpellato sul significato del 4 novembre, decide invece di polemizzare con il conduttore della trasmissione, Lamberto Sposini, circa la discussione appena terminata sulla sentenza della Corte Europea.
Questo il La Russa-pensiero (qui il video da cui dedurlo):
1. Non deve essere interpellato chi non abbia “alcun titolo scientifico per essere esperto di religione“.
2. Il dibattito non può contrapporre due favorevoli al crocifisso nelle aule (Rocco Buttiglione e don Mario Pieracci) a tre contrari (Piergiorgio Odifreddi, Raffaele Carcano e Mario Pieracci) perché così si “fa immaginare che in Italia ci sia un 60% di persone che la pensa a quel modo”.
3. Non si può dichiarare, come è stato fatto, che il crocifisso derivi dalla legge fascista.
Chiunque violi questi tre assiomi può morire. Testualmente:
E comunque non lo leveremo, il crocifisso. Possono morire. Il crocifisso resterà in tutte le aule (applauso) della scuola, in tutte le aule pubbliche. Possano morire. Possano morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla.
Un breve commento, punto per punto: Leggi il seguito di questo post »
Martedì 10 Novembre ore 20,45 presso la Camera del Lavoro – Corso di Porta Vittoria 43 Milano -
In un ospedale di Melzo (MI) tre donne in procinto di abortire sono state additate come “assassine” dal primario di ostetricia e ginecologia. Il medico avrebbe pronunciato queste parole ad alta voce davanti al personale e ai degenti del nosocomio. Il primario, stando a quanto asserisce
Roma, 31 ottobre 2009.
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di 
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